Pontedera, promossa la nuova coppia d’attacco
Libertazzi imbastisce l’assist, Disanto realizza il gol della vittoria sulla Spal A fine gara Indiani si sfoga: «Non siamo il Pisa, il ko col Santarcangelo può starci»
PONTEDERA. «Solo i ragazzi in gradinata lo hanno capito. Voi invece siete abituati male. Lo dico una volta per tutte: noi non siamo il Pisa. Possiamo perdere contro il Santarcangelo e se attualmente fossimo quintultimi dovremmo festeggiare». È il dopo partita di Pontedera-Spal. Paolo Indiani varca la soglia della sala stampa e si dirige spedito verso la postazione. Nulla che faccia pensare a ciò che accade un attimo più tardi. Uno sfogo, come lui stesso lo definisce prima di alzarsi e abbandonare la conferenza stampa senza aspettare le domande dei giornalisti, diretto alla stampa. «Ho visto articoli in settimana incredibili. Siamo la squadra più giovane del campionato, mettiamo in campo ragazzi alla prima esperienza in Legapro e veniamo condannati se perdiamo col Santarcangelo. Forse non vi è chiaro, ma per noi aver battuto la Spal vale come otto miracoli». La sfuriata del tecnico di Certaldo va avanti per alcuni minuti nel silenzio generale. «Solo io e il direttore Paolo Giovannini rassereniamo i nostri giocatori quando veniamo sconfitti, dicendogli che va bene lo stesso». Saranno state allora le pacche sulle spalle di Indiani e Giovannini a caricare lo spogliatoio granata. O magari, anche se non passibile di condanna mediatica, lo scivolone col Santarcangelo ha giocato un ruolo fondamentale nella testa di Caponi e compagni. Difficile saperlo. Da analizzare resta il concreto: 2-1 e tre punti d’oro. Conquistati al termine di un’altalena di emozioni. Si dice che sia il primo intervento della gara a segnare la prestazione nei 90’ di un portiere. Quindi: se inizi con un miracolo sei destinato o compierne altri, altrimenti sarà dura scrollarsi di dosso il peso della “papera”. Leggenda? A giudicare dalla prova di Cardelli non si direbbe. Gentile dopo 30’’ secondi è pronto ad esultare sotto lo spicchio di tifosi arrivati da Ferrara ma il guantone del portiere classe ’95 fa esplodere l’altra parte di stadio: quella colorata di granata. Un miracolo: il primo di un pomeriggio che l’ex dodicesimo di Ricci si porterà nella mente per sempre. Libertazzi e Disanto intanto si danno da fare esibendosi in ciò che meglio sanno fare. L’ultimo arrivato fa a spallate con Gasparetto e Silvestri, prende qualche fallo e aspetta il pallone buono da vero centravanti. La scheggia classe ’94 spazia sull’intero fronte offensivo e fa girare le gambe intorno alla sfera disorientando gli avversari. Si diverte e fa divertire. Così come si è divertito Indiani a dribblare le probabili formazioni della vigilia: in panchina Bartolomei e dentro Luperini come interno di centrocampo. Sull’out destro Allegra, all’esordio assoluto stagionale dopo un lungo periodo da infortunato. Catena di destra tutta nuova, ma non per questo poco produttiva. E infatti la rete del vantaggio parte da Luperini, che pesca al limite dell’area Libertazzi. Le lunghe leve non aiutano ma la finta riesce lo stesso; Gasparetto mandato al bar, palla di ritorno al riccioluto centrocampista e tutti a fare festa sotto la gradinata. Semplici dalla panchina porta la mano al mento e studia. Qualcosa non va nella sua Spal. E così tra il 50’ e il 55’ dentro Di Quinzio e Zigoni per Landi e Finotto. 4-3-3 addio. Cambio al 4-4-2, per irrobustire il centrocampo a sostegno del tandem offensivo Zigoni-Fioretti. Qualche sbadiglio inizia a fare la comparsa sugli spalti, ma come un caffè doppio ecco il gioiello di Disanto. Uno , due e tre. Stop, uno sguardo alla porta e destro a giro sul secondo palo. Tre mosse e granata in paradiso. Il rigore (dubbio) realizzato da Fioretti al 81’ riapre i conti. Quella del portiere qualche riga più su però non è una semplice leggenda e un motivo c’è. Ed è il tuffo felino di Cardelli al 88’; un mix di reattività, tecnica e, perché no, un pizzico di fortuna. Gentile si mette le mani nei capelli dopo la girata a botta sicura. I tifosi del Pontedera alzano le braccia al cielo. È finita. 41 giorni dopo il 2-1 al Forlì è di nuovo festa al Mannucci.
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