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Libertazzi: «Arrivo carico e motivato»
Ma il nullaosta per allenarsi col Pontedera ancora non c’è
PONTEDERA. Sei mesi per decidere il proprio destino. Poco più di 180 giorni per dimostrare che quel ragazzo prodigio, in grado di esordire in serie A a soli 19 anni con la maglia della Juventus, non si è perso, non è tramontato ancora prima di sbocciare. Alberto Libertazzi riparte da Pontedera. E la sfida è di quelle da brivido. Il giocatore, infatti, è in comproprietà tra Juventus e Novara, con cui si sta ancora allenando pur non avendo mai giocato da inizio campionato. Il 27 maggio scorso il presidente della Federazione Giancarlo Abete ha ufficializzato lo stop delle comproprietà a partire dalla prossima stagione calcistica. E dove andrà Libertazzi? Praticamente impossibile dirlo, i giochi sono ancora apertissimi. L’unico in grado di spostare l’ago della bilancia da una parte o dall’altra è il gigante classe ’92, a cui sono rimasti soltanto sei mesi per tornare quello di un tempo, trasformandosi finalmente da eterna promessa a giocatore vero, determinante, decisivo. La posta in palio dunque è alta e ogni mossa deve essere studiata con massima attenzione. A cominciare dall’ambiente.
E la piccola Pontedera, lontana anni luce dai 105.000 abitanti della caotica Novara, potrebbe essere proprio il posto perfetto in cui rinascere. Lo sa bene Alberto e lo sa bene anche Gianluca, fratello e procuratore. Uno sguardo al curriculum e quindi la domanda: Juventus, Pro Vercelli, L’Aquila e Novara. Realtà diverse da quella in cui ti stai per calare. Come mai questa scelta? «Cercavo un contesto in grado di darmi grandi stimoli. Pontedera mi ha affascinato fin da subito». La trattativa si è conclusa: le parti hanno trovato l’accordo e presto arriverai a Pontedera. Come descriveresti il tuo stato d’animo attuale? «Sono carico e motivato. Ho voglia di allenarmi, di giocare, di segnare. In 5 mesi a Novara non ho praticamente mai giocato, mi sono sentito poco considerato. Ora è il momento di cambiare, voglio conoscere al più presto i miei nuovi compagni». A proposito di nuovi compagni. Conosci qualche giocatore del Pontedera? Hai avuto contatti con qualcuno di loro? «Personalmente non li conosco e in questi giorni non li ho sentiti, ho parlato soltanto con il direttore generale Paolo Giovannini. Il Pontedera l’ho visto giocare la scorsa stagione quando ero a L’Aquila: mister Indiani fa praticare un bel calcio alla squadra e, a livello di singoli, Grassi è un incredibile valore aggiunto. Con le sue doti fa la differenza». E Libertazzi invece, cosa può mettere al servizio della squadra? « Sono una prima punta, è sempre stato il mio ruolo. Cerco di sfruttare il fisico (1,87 metri di altezza, ndr), attaccando la profondità. Non ho una posizione fissa, mi piace svariare tra le maglie della difesa avversaria alla ricerca del corridoio giusto». Due anni fa lo strappo completo del quadricipite femorale e lo stop di 7 mesi. Acqua passata? «Certo che sì. Da luglio non ho mai saltato un allenamento con il Novara e fisicamente sto bene. Purtroppo nella mia carriera ho avuto alcuni momenti sfortunati e difficili da superare. Mi sento pronto, voglio giocarmi questa opportunità al massimo». E a quelli che dicono che la tua ascesa è stata interrotta da problemi caratteriali, cosa ti senti di rispondere? «Che si sbagliano. Non sono una testa calda e non lo sono mai stato. Ho una moglie (Erica), una bambina di 15 mesi (Ludovica) e nel giro di pochi giorni diventerò padre per la seconda volta, di Beatrice. Diciamo che le cose nel calcio non sono andate bene negli ultimi anni ma ora voglio prendermi la rivincita».
L’arrivo di Libertazzi in città resta un rebus: l’incontro di ieri mattina tra il giocatore e i vertici del Novara non ha dato esito positivo riguardo al nullaosta per permettere al ragazzo di allenarsi già da oggi, nel giorno della ripresa degli allenamenti dopo le feste, agli ordini di Indiani, che così potrebbe schierarlo già il 6 gennaio con il Santarcangelo. Questa mattina un altro colloquio potrebbe risolvere la situazione e permettere a Libertazzi di mettersi in viaggio verso Pontedera.
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