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Pontedera

Alì ora fa il pompiere ma pensa al ring per il titolo europeo

Alì ora fa il pompiere ma pensa al ring per il titolo europeo

Venti giorni in servizio alla caserma dei vigili del fuoco a Pisa «Ricambio tutto il bene che ho ricevuto da questa gente»

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PONTEDERA. Un atleta di livello mondiale prestato agli angeli del soccorso. Mouhamed Alì Ndiaye, asso del pugilato e cittadino pontederese, ha scelto d’impegnarsi nella caserma dei vigili del fuoco di Pisa dal 6 al 26 agosto. In passato Alì si era già cimentato in attività al fianco dei pompieri, intervenendo anche su alcuni incidenti. Questa volta però la decisione non è stata facile dato che fra pochi mesi il boxeur sarà protagonista nella finale per il titolo europeo, già disputata lo scorso aiugno a Brindisi e pareggiata ai punti contro il francese Christopher Rebrasse.

Perché questo impegno in un momento così delicato della sua carriera: «Sono nato in Senegal, in un contesto tutt’altro che facile. La voglia di fare del bene agli altri è tanta e cosìm facendo mantengo fede ai miei principi». Non sarà facile coniugare allenamenti intensi e lavoro in caserma ma «sono pronto – afferma Ndiaye – mi allenerò duramente tutti i giorni negli orari in cui non sono di turno. La priorità rimane quella di vincere il titolo europeo e riscattarmi del brutto match ultimo».

Il logo dei vigili del fuoco che l’atleta ha cucito sui calzoncini sfoggiati a ogni incontro non fa altro che consolidare e il rapporto tra il pugile ed i pompieri: «Qualche tempo fa sono stato contattato dal ministero dell’Interno che mi ha autorizzato ufficialmente a portare sulla mia muta il simbolo. Ora combatto anche per loro. Per me è un onore».

Intanto nei giorni scorsi lo staff di Alì si è aggiudicato l’asta per la disputa dell’incontro, acquistando pieni poteri decisionali su luogo e data dell’evento. Quando gli viene chiesto quale sarebbe il suo palazzetto ideale per giocarsi il titolo europeo Mohamed Alì Ndiaye non ha dubbi e risponde: «Il sogno resta di potermi battere a Pontedera, davanti alla mia gente e alla comunità senegalese che mi sostiene. In alternativa sarebbe emozionante anche il palasport di Pisa. E mi rivolgo ai sindaci delle due città affinché trovino un accordo con gli sponsor, in modo da ospitare il mio match».

Il carattere altruista e umile del campione dalle origini africane si manifesta quando spiega che «tutto il mio impegno alla comunità è mirato a restituire quello che ho ricevuto da questo Paese. Il bene della gente che mi ha accolto deve essere ripagato ».

Il suo entourage lavora in sordina e a titolo gratuito, in nome dell’amicizia e del sostegno all’attività agonistica del pugile. «Nel mio staff ci sono commercialisti, fisioterapisti, neurologi ecc. che non mi hanno mai chiesto alcun compenso. Sono loro – precisa Alì – il vero motore della mia carriera. Le persone a cui devo molto».

Infine, un pensiero al grande pugile pontederese Sandro Mazzinghi: «Vorrei regalare un titolo europeo nella sua città. L’ultimo trofeo fu di Piero del Papa negli anni settanta. Sarebbe fantastico potermi ripetere davanti al mio pubblico».

Tommaso Silvi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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