Il Tirreno

Pontedera

Del Punta molla la racchetta amore di una vita

Del Punta molla la racchetta amore di una vita

A 62 anni, dopo 40 nel tennis, lascia ai giovani ai quali ha insegnato tanto. Gli elogi di Panatta

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CASCINA. Dalle telefonate di Adriano Panatta ai palleggi con Ilie Nastase. Ma soprattutto una vita lontano dai riflettori del tennis che conta. Al fianco di chi vuole crescere e imparare.

Dopo 40 anni di attività Luigi Del Punta appende la racchetta al chiodo. A 62 anni si dedicherà al suo negozio di ortopedia e articoli sanitari a San Benedetto, lungo la Tosco Romagnola. Una colonna del tennis che ha sorretto tanti ragazzi in provincia. «Ora abdico in favore dei più giovani – dice - che hanno una conoscenza più approfondita della tecnologia e delle innovazioni necessarie per questo sport».

Un ricambio generazionale, dopo una vita spesa da dirigente e gestore nei circoli più attrezzati del territorio. Con i suoi modi cordiali e il sorriso da gigante buono, Luigi ha proprio l’aria di chi ne ha viste (e organizzate) tante. Con la passione e la spontaneità che solo lo sport sa trasmettere.

All’ombra dei pini del Circolo tennis Pontedera snocciola ricordi e personaggi incontrati dentro e fuori dai campi. «Ho iniziato a giocare a tennis sul campo accanto alla chiesa di Zambra e dopo pochi mesi sono diventato presidente del Gs La torre e ho iniziato l’attività agonistica. Andavo forte soprattutto nel doppio, in coppia con Antonio Nesti e talvolta Ezio Mori e Carlo Giudici».

Nel 1977 passa al Circolo tennis Certosa a Calci, dove raccoglie i maggiori successi da dirigente. «Nel 1980 e nel 1983 organizzai due campionati a squadre di serie A, uno femminile e uno maschile. Nel 1985 un torneo internazionale con un montepremi da 19mila dollari. All’epoca era una cifra record». Ma Del Punta ricorda il Circolo Certosa anche come il buen ritiro dei giocatori del Pisa di Romeo Anconetani. «Venivano in tanti a giocare a tennis. Un giovedì venne a cena addirittura tutta la squadra e il presidente Anconetani mi aveva raccomandato che fosse servita una cena leggera a base di riso in bianco e filetto di carne. I calciatori invece mi dissero “Gigi, facci mangiar bene!”. Allora con lo chef organizzammo un appetitoso menù tradizionale toscano. Il pasto fu gradito, ma temevo che se la domenica la partita fosse andata male poteva essere data la colpa alla mia cena. Per fortuna il Pisa vinse». Era il 1985.

E sempre lo stesso anno ricevette la telefonata di un big del tennis. «Adriano Panatta voleva informazioni su un torneo che stavo organizzando. Gli rispondo con soggezione dandogli del lei, ma lui mi ferma, mi chiede il nome e mi risponde “nel tennis ci si da del tu, caro Gigi”. Poi con l’inconfondibile accento romanesco mi chiede “Paolo Bertolucci ce sta?”. Indimenticabile».

Nel 1996 Luigi viene chiamato a dirigere il Circolo di Pontedera, dove tre anni dopo conosce un altro mago della racchetta. «Mi arrivò una prenotazione per un incontro tra amici: un maestro di tennis e il mitico Ilie Nastase. Alla fine del match chiedo a Ilie di palleggiare con un promettente ragazzo della scuola. Alla fine il campione chiede al ragazzo la custodia della racchetta e scrive sopra l'autografo con la dedica: “a un futuro campione”.

Il ragazzo, che all'epoca aveva 10 anni, è Matteo Trevisan, che dopo 8 anni diventa n.1 al mondo nella categoria Juniores. Non si può dire che non gli abbia portato fortuna».

Oltre ai ricordi, a fine carriera sono d’obbligo i ringraziamenti. «Specialmente a mia moglie Margherita e ai figli Riccardo e Niccolò, ai fratelli, nipoti e tutti coloro che mi sono stati vicini. Un abbraccio particolare al mio amico Giampiero Nesti, che mi ha supportato per tanti anni».

Lorenzo Lazzerini

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