Il presidio
Tiene testa alla nuova capolista ma deve uscire ko dalla sua tana
CASCINA. Un'altra domenica amara per il Cascina, tornato da Ghivizzano con un 2-0 sulle spalle e l'ennesima sconfitta di questo inizio di stagione. Stavolta, però, la delusione per i nerazzurri è...
CASCINA. Un'altra domenica amara per il Cascina, tornato da Ghivizzano con un 2-0 sulle spalle e l'ennesima sconfitta di questo inizio di stagione. Stavolta, però, la delusione per i nerazzurri è ,se possibile, maggiore, perché il ko è giunto al termine di una partita ben interpretata è giocata positivamente, contro una delle formazioni più ambiziose della categoria.
«È un peccato – spiega il diesse Graziano Pardini – uscire battuti così. Guardando il risultato e la posizione in classifica delle due formazioni si potrebbe pensare a un incontro a senso unico, ma la verità è che domenica i ragazzi hanno disputato probabilmente la miglior partita finora. Fino a un quarto d'ora dalla conclusione abbiamo tenuto testa, bloccando le fonti del loro gioco e ribattendo colpo su colpo ai loro tentativi. L'unica ingenuità commessa è stata l'evitabile espulsione di Rindi in apertura di ripresa, che ci ha tolto lo slancio giusto per portare a casa un punto importante» contro quella che proprio dopo la partita di domenica è la nuova capolista.
I ragazzi di Alessandro Menicucci mantengono invece l'ultimo posto in solitaria, con un solo pareggio nelle prime 6 giornate. «Veniamo da 3 sconfitte consecutive – conclude Pardini – e quello che più conta è recuperare l'aspetto psicologico dei ragazzi. Le qualità ci sono, perché tanto per fare due esempi, giovani come Binioris ('94), e Saggio, esordiente ('95) in Lucchesia, hanno sfoderato prestazioni da veterani, mentre allenatore e tecnici hanno messo in campo la squadra in maniera perfetta. È solo mancata un po' di esperienza, ma classifica alla mano basta una vittoria per rimettersi alle spalle tante concorrenti alla salvezza. Ora però pensiamo al Castelfiorentino: uno scontro diretto che non possiamo permetterci di fallire».
Nicolò Colombini
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