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Carfora, il sinistro colpisce dalla Sicilia alle Dolomiti

Carfora, il sinistro colpisce dalla Sicilia alle Dolomiti

Il capitano granata è stato confermato vista la sua esperienza in serie C Ora carica i compagni, felice di essere rimasto in una città che lo adora

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PONTEDERA. Terza stagione in granata e tanta voglia di stupire ancora. Dopo una promozione sfiorata e una conquistata, Davide Carfora è ancora a Pontedera, in una categoria che la città riabbraccia dopo 12 anni.

Ma per il capitano 35enne la Lega Pro non è certo una novità. Ci giocava anche quando la terza serie nazionale si chiamava ancora serie C, e l’ha girata in lungo e in largo, da nord a sud, in Prima e Seconda divisione. Nato a Firenze l’11 novembre del ’77 vive nel capoluogo toscano insieme alla moglie Rossella e ai figli Noemi e Cristian. Dopo un lungo girovagare per tutto lo stivale, a Pontedera ha trovato la sua dimensione ideale.

L’esordio con la Fermana nel 1997, poi le avventura a Catania, Ascoli, Fidelis Andria, Palmese e Pistoiese, dove per una stagione ha avuto l’attuale tecnico del Napoli Walter Mazzarri come allenatore. Nal 2005 è sceso in C2, con Latina, Sud Tirol Alto Adige e Colligiana. Dalla Sicilia alle Dolomiti, tutti i portieri sono rimasti folgorati dal suo micidiale sinistro. L’anno scorso nel campionato stravinto dai granata ha gonfiato la rete in 12 occasioni, quasi tutte su calci di punizione, la specialità della casa, e spesso decisivi.

Uno score che quest’anno spera di eguagliare, e perché no migliorare.

Anche se nelle prime amichevoli estive su punizione non hai ancora fatto centro.

«È vero, ma non m’importa, i gol mi piace farli quando contano. E poi l’importante è segnare, che sia su punizione, di testa, di destro e di sinistro».

Soprattutto di sinistro, il tuo piede. L’anno scorso hai fatto piangere tante squadre (Arezzo in primis) con i tuoi calci di punizione.

«Quello appena finito è stato un campionato speciale. Sia per me, che ho battuto il record personale di gol, ma soprattutto per la squadra e per Pontedera, che ha ritrovato una categoria che merita».

La città e i tifosi in particolare ti hanno idolatrato. Ti ricordiamo lo scorso 25 aprile, nei festeggiamenti per la vittoria del campionato, saltare e cantare con gli ultras.

«Con loro ho un bellissimo rapporto, e anche in città mi trovo davvero bene. Per questo quando a giugno mi hanno proposto la conferma non ci ho pensato due volte».

E allora eccoti qua, in granata per la terza stagione di fila, ancora con la fascia di capitano. Dove può arrivare quest’anno il Pontedera?

«Partiamo coi piedi per terra, come deve fare una neopromossa, e guardiamo giornata per giornata dove arrivare. Direi che una salvezza tranquilla è alla nostra portata, ma aspettiamo, non si sa mai...».

Per ora il precampionato sta andando alla grande.

«Ma abbiamo sempre giocato contro squadre inferiori, e poi il calcio d’agosto inganna. Prima di dare giudizi aspetterei le partite ufficiali».

E l’inserimento nel girone del sud?

«In serie C e Lega Pro ho giocato in tutta Italia e in tutte le categorie, e posso direi che non ci sono grandi differenze, sia dal punto di vista tecnico che agonistico. Di diverso c’è solo l’aspetto ambientale, visto che al sud ti ritrovi a giocare in stadi con 2-3000 spettatori, cosa che non succede al nord, e le trasferte più lontane e quindi più stressanti».

Lorenzo Lazzerini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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