Le mille partite raccontate per radio da Carlo Giuntini
Iniziò nel 1974 dal tetto degli spogliatoi di Ponsacco Ha seguito per l’emittente di Castelfranco le principali gare
di Andreas Quirici
PONTEDERA
Domenica con Forcoli-Rosignano saranno mille le radiocronache di Carlo Giuntini. Un traguardo di rilievo quello del giornalista di Radio Bruno toscana che dal 1976 racconta le partite di calcio delle squadre toscane un po' di tutte le categorie. Un pezzo di storia cominciata con Radio Toscana Libera, «dal tetto dello stadio di Ponsacco, quando la squadra rossoblù disputava la 2ª categoria», come spiegato dallo stesso Giuntini.
In tribuna. Una vita in mezzo agli spettatori delle tribune, intervallata dal suo vero lavoro, dipendente dell'ospedale di Pontedera al laboratorio analisi. Nonno della piccola Alice, padre di Filippo e Marco, sposato don Giovanna, ma amante dichiarato della Juventus, Carlo Giuntini è una delle voci più note del calcio toscano. «Passai a Radio Pisa – ricorda – che per megalomania diventò presto Radio Quattro, che da qualche anno si chiama Radio Bruno, in un periodo in cui la Rai aveva RadioUno, RadioDue e RadioTre. La mia prima radiocronaca nella nuova emittente fu Lucchese-Empoli. Ricordo gol e minuti. Fu una vera emozione». Lucca è stato lo stadio che ha frequentato di più, commentando le partite dei rossoneri per ben 8 anni. Negli anni Ottanta c'erano tantissime toscane in serie C. Dalla Massese alla Carrarese, passando per l'Arezzo e la Pistoiese. Erano campionati bellissimi e noi eravamo gli unici a raccontare il calcio toscano».
Sulle orme di Ameri. Ha cominciato da bambino, provando in camera sua a imitare Enrico Ameri, uno dei suoi punti di riferimento. Il più grande rammarico è non essere ancora riuscito a raccontare una gara di serie A. Ma la più grande emozione è legata a un Varese-Palermo di serie B di tanti anni fa. «Con me anche mia moglie e il figlio Filippo – ricorda –. La radio seguiva il Pisa in serie B. Quel giorno la Rai scioperava e noi ci adoperammo per coprire tutti i campi. Fui spedito a Varese per una splendida esperienza. Il punto più alto da giornalista. Conservo ancora l'accredito, firmato da Beppe Marotta, attuale dg della Juve, ma allora segretario del Varese».
Ma quelli erano tempi in cui essere radiocronista voleva dire farlo in mezzo agli spettatori in tribuna. «Non come ora che, a parte alcuni, ogni stadio ha il posto riservato alla stampa e praticamente isolato dagli spettatori – sottolinea Giuntini – .A quei tempi correvi ogni tanto qualche rischio. Ricordo quella volta a Ponsacco, quando i rossoblù giocavano col Borgo a Mozzano che stava dominando la partita. Ovviamente io raccontavo tutto, ma me la vidi brutta, perché alle persone che avevo intorno non piacque molto quel che stavo dicendo agli ascoltatori»
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