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Due tecnici nella famiglia Battaglioli
Da sempre nei team del Cuoio: con Luciano le prime mosse di Allegri e Spalletti
di Luciano Gianfranceschi
SANTA CROCE
In ogni casa c’è un allenatore di calcio che ne sa più di chi va in panchina, ma in famiglia Battaglioli ce ne sono due: i fratelli Paolo, 66 anni, e Luciano, 73. Che hanno una particolarità: Paolo guarda tecnica e tattica, e quando ne parla si vede un’altra gara. Luciano è più forte se le azioni le racconta a chi la gara non l’ha vista, o la commenta allo stadio: trasmette emozioni colorite.
Entrambi si sono fatti le ossa con la Cuoiopelli: Paolo, il “misterino”, in panchina anche anche in questa stagione - nonostante problemi di salute - quando è subentrato a Leonardo Baldini, e poi ha traghettato la squadra fino a Stefano Micheli che l’ha portata all’attuale secondo posto in Promozione. Luciano è preparatore dei portiere allo Staffoli Spas in 2ª categoria, e al settore giovanile. Quando la Cuoiopelli militava in 4ª serie semiprofessionisti Luciano Battaglioli militava negli Juniores della Carbosarda in C1. Invece a Empoli ricominciò dalla Quinta divisione, con la maglia del Giglio Rosso Piazzale giocando nel ruolo di libero (che non esisteva). Alla Cuoiopelli arrivò sull’onda del successo con gli Under 14 della Primavera che vincevano tutto: attorno a Cernicchiaro aveva impostato a zona i mediani e le ali, mentre il centrocampo, libero compreso, faceva il rombo a turno. Un precursore.
Fa bene anche l’osservatore, Carlo Paolo Battaglioli: nell’individuare i difetti, affinché chi ci gioca contro li sfrutti («A notare i pregi sono bravi tutti» dice). Se c’è da dare voti, valuta proprio come gli insegnanti.
Curiosamente, ha indossato la maglia di centrocampista nel Fucecchio, però mai quella della Cuoiopelli. Ha allenato le giovanili del Tuttocuoio; e per i conciari come allenatore in seconda, ha varie volte tirato fuori dai guai la prima squadra in crisi. Battaglioli Jr ha allenato 2 delle 3 panchine d’oro della Cuoiopelli: Luciano Spalletti e Massimiliano Allegri; (l’altra è Renzo Ulivieri, che a metà anni Sessanta al campo Buti mosse i primi passi come trainer). Interviene di nuovo Luciano Battaglioli, e confessa: «Spalletti, calciatore capellone e giocherellone, quando dall’Empoli fu ingaggiato come allenatore scommisi che proprio non ce lo vedevo in panchina». Con Max Allegri è andato più cauto: «Giocava negli Allievi della Cuoio col n.9. Quando la formazione Juniores giocò le finali del torneo Berretti, fu convocato tra i più grandi e cominciò a scalare le categorie».
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