Il Tirreno

Pontedera

Ai "Bagni" da sfollato con la famiglia

Armando Picchi
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Armando Picchi

La sorella Mitì abita qui dove il club interista e lo stadio lo ricordano

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 CASCIANA TERME. Il rapporto tra il grande Armando Picchi e la località termale risale al secondo conflitto mondiale. Quando lui, livornese, venne sfollato con la famiglia a Casciana. Così nacquero delle amicizie, si stabilirono importanti rapporti con le persone dell'allora Bagni di Casciana.  Poi, scesa la pace sul mondo, la famiglia Picchi seppe mantenere vivi tali rapporti e spesso e volentieri saliva sul colle. Armando cresceva, iniziando a calpestare i campi di calcio sempre più importanti, fino ad arrivare a indossare la fascia di capitano nella grande Inter di H.H. Cioè Helenio Herrera che Luisito Suarez paragona all'odierno Mourinho.  A Casciana, dove tuttora resiede la sorella Mitì, il club interista è intitolato al suo nome così come il campo di calcio.  Armandino Picchi esordì nel Livorno nella stagione 1954/55 come mezzala, ma decisiva fu l'intuizione dell'allenatore Mario Magnozzi che decise di spostarlo terzino destro dove guadagnò ben presto il posto da titolare. Rimase al Livorno per cinque stagioni, e nel 1959 fu ingaggiato dalla Spal, allora in serie A dove toccò addirittura il quinto posto in classifica. Picchi offrì un rendimento straordinario e l'Inter decise di puntare su di lui pagandolo 24 milioni, la cessione definitiva di Massei, Matteucci e Valadè, contropartita veramente ingente per l'epoca.  Nella squadra nerazzurra iniziò a giocare da terzino destro, poi Herrera lo provò come libero al termine della stagione 1961/62, contro il Bologna. L'esperimento riuscì e Picchi soffiò il posto all'amico Costanzo Balleri. Divenne il leader di una difesa praticamente insuperabile e, dopo l'esclusione di Bolchi, il capitano della squadra. Come libero dimostrò un buon anticipo e uno straordinario senso tattico che, uniti alla sua nitida battuta, ne fecero uno dei migliori interpreti del ruolo.  Con la Grande Inter vinse 3 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe intercontinentali. Venne ceduto al Varese al termine della stagione 1966/67, dopo aver giocato in nerazzurro 257 partite con 2 gol segnati. Da "caposcuola" nel ruolo di libero fu da esempio ai due compagni di squadra, i terzini Burgnich e Facchetti.  Esordì in nazionale,subito dopo essere diventato campione del mondo per club, a Genova, il 4 novembre 1964 (Italia-Finlandia 6-1). Sotto la gestione di Edmondo Fabbri non ebbe molta fortuna, poiché ritenuto da parte della critica sportiva e dallo stesso ct simbolo di un calcio troppo difensivista. Venne così lasciato a casa per il Mondiale del 1966, e sotto la gestione Valcareggi, coadiuvato da Helenio Herrera, venne chiamato per tutte le partite delle qualificazioni agli Europei del 1968. Ma il 6 aprile 1968, durante Italia-Bulgaria, subì la frattura del bacino e dovette dire addio: 12 presenze.  Morì il 27 maggio 1971 a neanche 36 anni per le conseguenze di una forma di amiloidosi. ll giorno dei funerali, che la famiglia avrebbe voluto in forma privata, invece si svolsero in forma pubblica: tutta Livorno si fermò. I negozi chiusero dalle 17.30 alle 19 "in memoria di Armandino". Nel giugno 1971 gli venne intitolato il Trofeo Nazionale di Lega Armando Picchi, mentre nel 1990 lo stadio dell'"Ardenza" e la squadra dilettantistica "Armando Picchi Livorno".

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