Il presidio
Calcio
Il Pontedera non decideMasi è quasi sulla graticolae vuol parlare coi ragazzi
Francesca Lombardi
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Un incolpevole Masi non sa quale futuro l’aspettaLa riunione di lunedì con un nulla di fatto Oggi ce n'è un'altra
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PONTEDERA. Zero punti e zero decisioni prese. Non è per scimmiottare mister Mourinho ma è la sintesi della graduatoria del Pontedera e delle scelte dietro la scrivania. Gli incontri tra dirigenti, staff tecnico e proprietà si susseguono ma l'entourage sembra non sapere che pesci prendere. I ripetuti ko (siamo a sette su otto partite se si considera la Coppa Italia) hanno sollevato un polverone in casa granata e nella Pontedera calcistica, quella che si ricorda i bei tempi in serie C.
Nell'occhio del ciclone - come sempre avviene nel calcio quando le cose non vanno - è Marco Masi considerato uno dei migliori tecnici della categoria, ma che quest'anno, per il momento, non è ancora riuscito a infondere la sua impronta in una squadra che pare svuotata, senza stimoli e senza idee.
Ma il mister "tutto d'un pezzo" non lascia la panchina, almeno che le decisioni non arrivino dalla stanza dei bottoni.
«A oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione - dichiara un Masi amareggiato dai risultati - voglio però confrontarmi con i ragazzi, non credo che essi abbiano problemi con me, ma penso che parlarne sia la soluzione migliore».
Il Pontedera calcio da tempo è un vero e proprio caso clinico, una piazza che potrebbe aspirare al calcio professionistico ma che resta inchiodata tra i dilettanti a causa - anche se soprattutto - dei problemi economici. Ora ci sono anche quelli sul tappeto erboso. Eppure, sono in molti pronti a scommetterci, anche stavolta i guai finanziari societari potrebbero essere la causa di tutto. Voci vicine alla società parlano infatti di arretratezza nel saldare i rimborsi spese ai calciatori.
Per l'anno passato addirittura si dice che i pagamenti siano fermi a febbraio, mentre in molti per la stagione in corso non hanno mai riscosso alcun rimborso.
E quindi, se così fosse, come si può pretendere dai calciatori qualcosa di più di quello che danno ogni domenica?
Si legge tanta paura negli occhi degli undici quando entrano in campo. Una paura che poi, al rientro negli spogliatoi dopo l'ennesima sconfitta, si trasforma in amarezza, in stanchezza per uno stato lacunoso che torna incessantemente. Il livello tecnico della rosa granata non si discute. Manca però la dovuta e sperata reazione.
È in programma oggi pomeriggio una riunione che coinvolgerà anche il proprietario della maggioranza delle quote granata Carletto Monni. Occorre una terapia, ma va trovata subito, perché, è vero, il campionato è lungo, ma restare in barella per altre settimane distruggerebbe ogni possibilità di ristabilirsi da un male che ancora appare curabile.
Nell'occhio del ciclone - come sempre avviene nel calcio quando le cose non vanno - è Marco Masi considerato uno dei migliori tecnici della categoria, ma che quest'anno, per il momento, non è ancora riuscito a infondere la sua impronta in una squadra che pare svuotata, senza stimoli e senza idee.
Ma il mister "tutto d'un pezzo" non lascia la panchina, almeno che le decisioni non arrivino dalla stanza dei bottoni.
«A oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione - dichiara un Masi amareggiato dai risultati - voglio però confrontarmi con i ragazzi, non credo che essi abbiano problemi con me, ma penso che parlarne sia la soluzione migliore».
Il Pontedera calcio da tempo è un vero e proprio caso clinico, una piazza che potrebbe aspirare al calcio professionistico ma che resta inchiodata tra i dilettanti a causa - anche se soprattutto - dei problemi economici. Ora ci sono anche quelli sul tappeto erboso. Eppure, sono in molti pronti a scommetterci, anche stavolta i guai finanziari societari potrebbero essere la causa di tutto. Voci vicine alla società parlano infatti di arretratezza nel saldare i rimborsi spese ai calciatori.
Per l'anno passato addirittura si dice che i pagamenti siano fermi a febbraio, mentre in molti per la stagione in corso non hanno mai riscosso alcun rimborso.
E quindi, se così fosse, come si può pretendere dai calciatori qualcosa di più di quello che danno ogni domenica?
Si legge tanta paura negli occhi degli undici quando entrano in campo. Una paura che poi, al rientro negli spogliatoi dopo l'ennesima sconfitta, si trasforma in amarezza, in stanchezza per uno stato lacunoso che torna incessantemente. Il livello tecnico della rosa granata non si discute. Manca però la dovuta e sperata reazione.
È in programma oggi pomeriggio una riunione che coinvolgerà anche il proprietario della maggioranza delle quote granata Carletto Monni. Occorre una terapia, ma va trovata subito, perché, è vero, il campionato è lungo, ma restare in barella per altre settimane distruggerebbe ogni possibilità di ristabilirsi da un male che ancora appare curabile.
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