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Pontedera calcio, viaggio in Brasile da Sportheca – Il dg Bargagna: «Vi racconto tutto della nuova proprietà granata»
In esclusiva il dirigente racconta i suoi giorni a stretto contatto con il fondo carioca che nel febbraio 2026 ha acquistato il club: «La volontà è quella di investire su infrastruttura e tecnologia, puntando sui nostri giovani. Ora salviamoci in Serie D, poi torneremo nelle categorie che ci competono». Il modello? Il Capivariano che è risalito fino al campionato paulista
PONTEDERA. Un cantiere aperto. Con la volontà di «gettare basi solide per il futuro». Per ora l’obiettivo è «salvarsi in Serie D il prima possibile». La prospettiva, invece, è di far tornare il calcio granata «dove merita di stare». Di sicuro il Pontedera calcio è nelle mani di una proprietà «solida e dinamica» ed è sostenuto «principalmente da investitori privati». Errori ne sono stati fatti, con «danni sportivi ed economici». Ma «il progetto, basato sui giovani e sul potenziamento delle infrastrutture» continua ad essere «la priorità assoluta». Parole di Andrea Bargagna, direttore generale dell’Us Città di Pontedera, appena sceso dall’aereo che lo ha riportato in Italia dopo la spedizione in Brasile. Giusto in tempo per la presentazione della squadra allo stadio, nella serata di giovedì 3 settembre. La prima di campionato invece è domenica 6 in casa della Castellanzese. Obiettivo della missione: conoscere da vicino attività e potenzialità del fondo Sportheca, che da febbraio 2026 è il proprietario della squadra della città. Un viaggio per capire, ma anche per spiegare. Perché i primi mesi della nuova proprietà sono stati turbolenti, inutile negarlo. Dal pazzo mercato del gennaio scorso, con oltre 15 calciatori inseriti in rosa nella finestra invernale di trattative, alla dolorosissima retrocessione in Serie D. Fino al nuovo progetto targato Simone Quintieri (direttore sportivo) e Giuseppe Mascara (allenatore), basato sui giovani del vivaio granata portati in prima squadra e su altri talenti semi sconosciuti provenienti da varie parti del mondo. È la nuova vita del Pontedera. Una scommessa. Presto per dire se sarà vincente, ma senza dubbio è ambiziosa. Per intenderci: i soldi alla proprietà brasiliana non mancano – e questo lo conferma anche Bargagna dopo la visita in Brasile -, ma la volontà è quella di costruire un percorso «di crescita graduale e sostenibile». Con tutti i rischi del caso. D’altronde ogni scommessa è composta da un pizzico di sana follia.
Bargagna, perché si è reso necessario questo viaggio in Brasile?
«Un po’ come San Tommaso… C’era la necessità di vedere e toccare con mano il lavoro e le energie che questa proprietà ha messo in campo in Brasile a sostegno del progetto Pontedera. È stato un confronto professionale e culturale che mi ha permesso di comprendere meglio le dinamiche locali e di confrontarmi direttamente con realtà innovative e approcci strategici differenti. Sinceramente, ho ridefinito alcuni obiettivi sulla base di una visione più ampia e di nuove prospettive. Porto con me molto più di una semplice esperienza professionale. Questo viaggio ha permesso di consolidare relazioni più forti e di valutare meglio, in un contesto così diverso, le opportunità e le sfide che il Pontedera si troverà ad affrontare nei prossimi anni».
Finalmente qualcuno dall’Italia che tocca con mano la realtà dí Sportheca. Cos’è concretamente Sportheca, di cosa si occupa?
«Ho potuto constatare personalmente il valore di Sportheca. Un’azienda caratterizzata da capacità tecnologiche e innovative di altissimo livello che, unite all’utilizzo dei dati e all’esperienza di mercato, trasforma idee in startup. È un ambiente di lavoro stimolante e dinamico, che favorisce l’implementazione di nuove strategie e modelli di business. Ma non è soltanto questo. La recente acquisizione del diritto di utilizzare degli uffici all’interno di uno stadio storico completamente rinnovato a San Paolo, il Pacaembu, che fu il palcoscenico delle due partite della Nazionale italiana al Mondiale 1950 Brasile, nel centro della città, offrirà a Sportheca l’opportunità di ampliare le proprie attività negli ambiti sociale, culturale e sportivo».
Da dove arrivano i fondi, anche importanti, che sostengono e sosterranno il Pontedera? Sono investitori privati, c’è un “signor Sportheca”? Come funziona lo schema finanziario dietro alla proprietà brasiliana?
«Voglio fare una precisazione. Non esiste un unico “signor Sportheca”, bensì un gruppo di investitori con interessi condivisi, non soltanto nel calcio. Le risorse che sostengono il Pontedera provengono principalmente da investitori privati, alcuni dei quali legati a Sportheca. In questo senso, la struttura finanziaria dovrà prevedere investimenti di lungo periodo, con l’obiettivo di costruire una base solida per il club».
I primi mesi della proprietà brasiliana al Pontedera sono culminati con una retrocessione disastrosa, poi un inizio di stagione, quella attuale, in cui è si è respirata un po’ di disorganizzazione. Cosa non ha funzionato fino a questo momento e per quale motivo?
«I primi mesi della nuova proprietà sono stati segnati da una retrocessione, dolorosa sia fuori sia dentro il campo, che ha rappresentato un danno sportivo ed economico. È comprensibile e naturale che, con la retrocessione, strategie e obiettivi siano stati ridefiniti, ma è certo che il “progetto sportivo” continua a essere la priorità assoluta alla base dell’investimento di questa proprietà. È normale che la nuova proprietà abbia avuto bisogno di un periodo di adattamento e di apprendimento delle dinamiche aziendali e sportive italiane, ed è forse in questo contesto che, anche a causa di una comunicazione non adeguata, la società abbia trasmesso la percezione errata di un’apparente confusione».
C’è quindi la volontà di migliorare l’approccio di Sportheca al calcio italiano e in particolare al Pontedera?
«Da parte della proprietà esiste una chiara volontà di migliorare il proprio approccio al sistema del calcio italiano, con l’obiettivo di sviluppare una programmazione di medio-lungo periodo, senza tuttavia rinunciare alle proprie convinzioni e alle proprie idee».
Quali sono gli obiettivi concreti di Sportheca a Pontedera?
«Questa proprietà negli ultimi mesi ha già investito risorse considerevoli. Oggi ribadisce il proprio impegno e, con rinnovato entusiasmo e nuove energie, si è posta obiettivi molto chiari: consolidare la società e risolvere gradualmente tutte le difficoltà incontrate, raggiungere una salvezza tranquilla, costruendo basi solide per il futuro attraverso una gestione oculata dei costi e la valorizzazione di giovani talenti. E poi investire gradualmente nelle infrastrutture e nel settore giovanile, oltre a creare un modello di business sostenibile che permetta al club di crescere, anche attraverso l’utilizzo delle risorse tecnologiche messe a disposizione dalla stessa Sportheca. Naturalmente, affinché venga garantito un approccio efficace e duraturo, questo modello dovrà necessariamente essere adattato al sistema del calcio italiano e alle sue differenti dinamiche economiche e finanziarie. In sintesi, questa prima fase dovrà permettere di gettare le basi sportive ed economiche affinché la società granata possa tornare dove merita di stare. Tuttavia, sarà fondamentale implementare un’interazione attiva con i propri tifosi, con la comunità e con il tessuto produttivo del territorio. Creare un legame forte con gli stakeholder locali non solo aiuterà a rafforzare il sostegno alla squadra, ma contribuirà anche a generare nuove opportunità di business e a costruire una base solida per il futuro del club».
Può farci un esempio?
«Ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino l’altro club nell’orbita di Sportheca, il Capivariano, e ho potuto apprezzarne l’organizzazione e la programmazione. Questo club, la cui area sportiva utilizza la stessa filosofia e gli stessi processi che oggi vengono implementati al Pontedera ha posto, attraverso investimenti nelle infrastrutture e lo sviluppo di giovani calciatori di proprietà, le basi per raggiungere la propria sostenibilità economica. Inoltre, nel giro di pochi anni, il club è passato dalla quarta serie a disputare il Campionato Paulista».
Dobbiamo aspettarci altri campionati in Serie D con la salvezza come obiettivo e una rosa piena di giovani calciatori?
«La mentalità della proprietà è chiara: la Serie D dovrà essere affrontata con il coltello fra i denti, dando battaglia in ogni partita e su ogni campo e cercando, quanto prima, una salvezza tranquilla, senza però precludersi successivamente alcun obiettivo. Per quanto riguarda l’aspetto sportivo, tutto ciò che è stato progettato da Sportheca e dai suoi consulenti, incluso il progetto Resilki portato avanti dal preparatore atletico e consulente del club, Giovanni Vaglini, è stato delegato al direttore sportivo Simone Quintieri e al mister Giuseppe Mascara. Posso però confermare che l’impiego di giovani di proprietà del club avrà un ruolo predominante nel progetto Pontedera. Questo contribuirà sia alla crescita della squadra sia alla sostenibilità economica del club nel lungo periodo».
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