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Mattia e Duccio, agricoltori under 20 a San Miniato: «Questi ettari sono il nostro futuro»

di Nilo Di Modica

	Duccio e Mattia Anichini con la mamma Elisabetta in uno dei campi dell'azienda
Duccio e Mattia Anichini con la mamma Elisabetta in uno dei campi dell'azienda

I fratelli Anichini hanno 18 e 16 anni e sono l’anima dell’azienda familiare premiata da “Eccellenze italiane”

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SAN MINIATO. La terra, dice il saggio, è bassa. Tanto che sempre più viene da chiedersi, delle nuove generazioni, chi potrà lavorarla in futuro. A La Scala di San Miniato però ci sono due giovanissime eccezioni: i fratelli Mattia e Duccio Anichini, rispettivamente 18 e 16 anni, che rappresentano l’anima e il futuro dell’azienda agricola a conduzione familiare “Dalla terra alla tavola”.

Una realtà giovane, che chiunque passi dalla Tosco Romagnola, nei pressi dello svincolo di San Genesio e Vico Wallari, potrà toccare con mano: i ragazzi e la loro famiglia gestiscono da circa un anno un regolare banco alimentare di frutta e verdura, che i giovani agricoltori producono nel terreno appena accanto. Mattia, capelli rossi e tempra da vendere, a breve sarà fra i titolari dell’azienda: uno fra i più giovani della Toscana. «Il secondo», precisa sorridendo «appena dietro una mia compagna di scuola». Entrambi i fratelli, infatti, studiano all’Istituto agrario di Firenze, con tanti altri ragazzi e ragazze destinati a dare un futuro al settore primario. Una passione nata per entrambi da piccoli.

«Lui (Mattia, nda) a cinque anni diceva che voleva fare agraria – racconta la madre Elisabetta Vaglini, attuale titolare, residente a La Scala da quasi 20 anni con il marito Alessio Anichini –. Duccio, il più piccolo, si è appassionato dopo». La società è però nata praticamente con loro e per loro. Imbianchino il padre, impiegata amministrativa in una ditta la madre, la passione ha origine altrove. Lo zampino, forse, l’ha messo un nonno, che gestisce un agriturismo a Palaia e con alcuni dei suoi terreni dà una mano. «Qui abbiamo tre ettari – racconta con un certo orgoglio Mattia – e a malapena ci facciamo gli ortaggi più richiesti».

Anche nel cercarli per strappare loro due battute, li si trova al campo, intenti a piantare le colture dei prossimi mesi.

Attivo da giugno 2025, il banchino sta diventando un punto riferimento per molti. Compreso qualche ristorante rinomato. «Un ristoratore di San Miniato veniva sempre qui per le nostre bietole a costa rossa, credeva molto in noi. Ci ha fatto conoscere Slow Food – raccontano –. Poi, quando veniva qui, in mezzo ai peperoni trovava la portulaca e le erbe di campo di cui andava matto. Qui non usiamo prodotti nocivi. In primavera, fra i baccelli, nascevano camomilla e papaveri e i ciclisti passando si fermavano a fare le foto al campo. Chiaro: c’è qualche foglia mangiata, ma a noi piace così».

Tempo fa, l’azienda è stata premiata da “Eccellenze italiane”, un registro e circuito privato riconosciuto, che promuove le piccole e medie imprese. Nel mezzo, tanta fatica, in campo e anche sui social, dove i ragazzi sono i primi promotori del loro lavoro. Tutto questo, con un sogno nel cassetto.

«Sarebbe bello avere degli animali – dicono –. A settembre, intanto, l’obiettivo è quello di aprire un secondo banchetto a Empoli, da tenere aperto compatibilmente con la scuola. Poi sarebbe bello avere un forno agricolo, dove produrre qualcosa con i nostri grani. Ovviamente con qualcuno a dare una mano». 

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