Estate e regole
Volterra, l’Acropoli rivive con la realtà virtuale e aumentata: ecco “Velathri Immersiva”
L’esperienza è articolata in due modalità complementari e potrà essere applicata ad altri contesti archeologici e culturali. Federico Nardini (Faresem): «La tecnologia non sostituisce il sito archeologico, ma lo potenzia, aiutando il visitatore a immaginare ciò che oggi non è più visibile»
VOLTERRA. L’Acropoli di Volterra si apre a un nuovo modo di essere scoperta. Grazie al progetto “Velathri Immersiva”, infatti, i visitatori possono esplorare il sito archeologico attraverso realtà aumentata, realtà virtuale e ricostruzioni digitali che riportano in vita templi e spazi sacri.
Come è nata l’idea
L’idea – come spiegano in una nota dalla società pisana Stargate Consulting, tra i protagonisti dell’innovazione – nasce dalla tesi di laurea di Anna Montesi dell’Università La Sapienza di Roma e risponde a un’esigenza concreta: «Rendere leggibile, accessibile e coinvolgente un patrimonio archeologico di grande valore, ma composto oggi da resti, fondazioni e stratificazioni che non sempre risultano immediatamente comprensibili. Velathri Immersiva aiuta adulti, bambini, famiglie, scuole, visitatori italiani e stranieri a immaginare ciò che non è più visibile, attraverso l’aiuto delle tecnologie, in esperienze interattive».
Di cosa si tratta
La soluzione combina realtà aumentata, realtà virtuale, modellazione 3D, tour virtuale, piattaforma web, narrazione digitale e meccanismi di gioco e coinvolgimento. L’esperienza è articolata in due modalità complementari, con la possibilità di ottenere punti e riscattare premi: una visita sul sito archeologico, mediante visori e contenuti immersivi attivati lungo il percorso, e una fruizione da remoto attraverso il tour virtuale interattivo.
Il percorso di visita si sviluppa in cinque tappe a narrazione cronologica, dalle origini dell’insediamento alla ricostruzione dell’Acropoli nel II secolo a. C. I contenuti digitali consentono di sovrapporre ai resti attuali il Tempio Tardo-Arcaico, il Tempio B, il Santuario di Demetra, il Tempio A e gli spazi sacri dell’antica Velathri, trasformando frammenti e fondazioni in un racconto visivo, sonoro, ludico e educativo.
Un valore centrale del progetto è l’accessibilità. «Gli otto pannelli con qr code installati sul sito pilota – spiegano ancora dalla Stargate – sono stati progettati per attivare i contenuti tenendo conto delle esigenze di adulti, bambini e persone su sedia a rotelle. Le esperienze in realtà virtuale sono fruite da seduti, per garantire sicurezza e comfort, mentre le tappe in realtà aumentata prevedono punti di attivazione differenziati. La tecnologia diventa così uno strumento per ampliare la partecipazione e coinvolgere pubblici diversi».
Le realtà coinvolte
Il progetto, «cofinanziato nell’ambito del Pr Fesr Toscana 2021-2027 e supportato dal Comune di Volterra con il coordinamento della Soprintendenza», ha riunito competenze del territorio pisano: Faserem srl, capofila, ha curato l’ideazione del percorso, la narrazione, la modellazione 3D e i contenuti visuali, sviluppando il tour virtuale; il Cnr – Istituto di scienze del Patrimonio culturale ha fornito ricerca bibliografica e archeometrica, rilievi digitali e validazione scientifica; Qbitsoft Srl ha sviluppato l’applicativo per i visori; 2R Studio ha sviluppato la piattaforma web, integrato il tour virtuale e progettato i flussi di fruizione digitale; Stargate Consulting Srl ha affiancato i partner industriali nella lettura dei fattori competitivi, delle prospettive di valorizzazione e della trasferibilità del modello.
I risultati sono stati presentati lo scorso 27 luglio durante l’incontro di verifica del progetto, alla presenza dell’ingegner Paolo Torroni, incaricato da Sviluppo Toscana.
Hanno partecipato anche Leonardo Bianchi, Federico Nardini e Anna Montesi per Faserem, Marco Renzoni per 2R, Leonardo Ghilarducci e Salvatore Cunsolo per Qbitsoft e Andrea Bellucci e Rico Petri per Stargate Consulting.
Non solo per Volterra
Il progetto intende non fermarsi a Volterra: «Velathri Immersiva rappresenta un modello di valorizzazione culturale trasferibile anche ad altre realtà territoriali. La combinazione tra rigore scientifico, racconto, tecnologie immersive, accessibilità e coinvolgimento dei visitatori può essere applicata ad altri contesti archeologici e culturali», concludono dalla Stargate.
«Con Velathri – spiega Federico Nardini di Faserem – abbiamo lavorato per trasformare un patrimonio complesso in un’esperienza comprensibile, emozionante e accessibile. La tecnologia non sostituisce il sito archeologico, ma lo potenzia, aiutando il visitatore a immaginare ciò che oggi non è più visibile».
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