Valdera, molestie sessuali alla portalettere: condannato impiegato delle Poste
La violenza sul mezzo aziendale: «Voglio vedere come guidi, siediti su di me»
CASCIANA. Assunta da poco come portalettere, quel giorno doveva effettuare delle consegne in Valdera, ma durante il giro rimase impantanata con il quadriciclo aziendale in un’area di campagna tra i comuni di Casciana Terme Lari e Ponsacco. Così la 22enne chiamò in ufficio e dopo poco in suo soccorso arrivò un superiore. Ma per la ragazza, quello che doveva essere un aiuto si trasformò presto in un incubo.
“Siediti sulle mie gambe, fammi vedere come guidi” le avrebbe detto durante le manovre l’impiegato arrivato a recuperare lei e il mezzo. Un invito di fronte al quale la portalettere rimase in un primo momento pietrificata, per poi “obbedire” controvoglia, in una posizione di soggezione rispetto al superiore. Fu in quel momento, con la ragazza sulle proprie gambe a bordo del mezzo, che secondo quanto riferito da quest’ultima – e poi ritenuto veritiero dall’accusa e dai giudici – l’uomo cercò con lei un approccio sessuale, frenando più del dovuto nel tentativo di favorire lo “strusciamento”, fino ad avere un’erezione dalla quale lei, in preda a uno stato di crescente di disagio, rimase terrorizzata.
Sentendosi violata, la giovane fece subito fermare il quadriciclo e scese al volo, per poi chiamare il padre e il fidanzato. In seguito alla querela venne attivato il codice rosso, e nacque il procedimento di primo grado che si è concluso ieri, a circa cinque anni dal fatto: l’impiegato 47enne, difeso dagli avvocati Alessio Tognoni e Stefania Mezzetti, è stato condannato a un anno e sei mesi dal secondo collegio penale del tribunale di Pisa, che lo ha ritenuto colpevole del reato di violenza sessuale, nella fattispecie di minore gravità.
I giudici hanno subordinato la sospensione condizionale della pena all’adesione da parte dell’imputato a un programma di assistenza e recupero per autori di violenze. L’uomo, interdetto dai pubblici uffici, è stato inoltre condannato a un risarcimento provvisorio di 8mila euro nei confronti della vittima, costituitasi parte civile e rappresentata dall’avvocata Serena Caputo, per i danni a lei causati col suo comportamento.
La pena stabilita ricalca quella richiesta dal pubblico ministero Sisto Restuccia, che nella sua requisitoria aveva definito il comportamento dell’imputato come una sorta di abuso di potere, quello cioè di un superiore (oltretutto chiamato a effettuare valutazioni sui nuovi assunti) che avrebbe fatto leva sul proprio ruolo per creare un contatto di tipo sessuale con la portalettere. La quale, ha aggiunto il pm, non avrebbe avuto nessun interesse a calunniare l’imputato per fatti mai avvenuti.
Di tutt’altro avviso la difesa, che aveva chiesto l’apertura di un fascicolo proprio per calunnia nei confronti del proprio assistito. Per i legali dell’imputato, descritto come impiegato modello che non ha mai avuto problemi sul lavoro, il racconto della ragazza sarebbe inattendibile e anche materialmente impossibile, perché con la giovane sulle ginocchia l’uomo non sarebbe potuto arrivare ai pedali del mezzo aziendale. A dimostrarlo – sempre secondo i difensori – ci sarebbe anche una perizia. Le osservazioni non hanno tuttavia persuaso il collegio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
