Pontedera, «Mi hanno salvato la vita»: l’infarto in piscina e la rinascita grazie a due soccorritori
Il 62enne si è accasciato negli spogliatoi: madre e figlio, volontari della Misericordia, lo hanno rianimato con massaggio cardiaco e defibrillatore prima della corsa a Cisanello
PONTEDERA. «Sono un miracolato. È così che mi sento. Ho già ringraziato le persone che mi hanno salvato, lo farò presto anche di persona e lo faccio adesso pubblicamente. Se ora posso parlare è soltanto grazie a loro». Il primo pensiero, il 62enne che la sera di lunedì 23 febbraio ha accusato un infarto negli spogliatoi della piscina comunale di Pontedera, lo dedica ai suoi “angeli salvatori”.
Il malore negli spogliatoi e l’intervento decisivo
Perché se quello che ha consentito di sventare la tragedia è stato un prezioso ed efficace gioco di squadra da parte di tutti coloro che si trovavano all’interno dell’impianto, l’intervento di due persone in particolare si è rivelato a dir poco provvidenziale. Si tratta di Paola Salvini, istruttrice del Centro subacquea, lì per tenere il corso, e di suo figlio Edoardo Salvadori, entrambi abilitati all’uso del defibrillatore e volontari della Misericordia di Lari. Sono stati loro a effettuare il primo massaggio toracico all’uomo che, una volta finito il corso di nuoto, “docciato” e rivestito, si è accasciato nel corridoio degli spogliatoi e ha perso conoscenza, andando in arresto cardiaco. E hanno anche attivato il defibrillatore, poi preso in carico dai soccorritori del 118 che hanno completato l’opera finché il 62enne non si è ripreso, per poi portarlo d’urgenza all’ospedale di Cisanello, in emodinamica. Dopo qualche giorno di osservazione, l’uomo – un professionista della zona che preferisce restare in anonimato – è stato dimesso ed è tornato a casa.
Il ricovero e l’intervento in ospedale
«Sto meglio, non sono ancora tornato al lavoro ma spero di farlo presto – dice – Quando sono arrivato all’ospedale quella sera mi hanno subito portato in sala operatoria per la coronarografia, hanno visto che una coronaria era parzialmente ostruita e mi hanno messo uno stent per tenere aperto il vaso sanguigno. I medici, che ringrazio assieme ai soccorritori, mi hanno detto che non dovrei avere grosse conseguenze perché mi hanno preso in tempo. La prima notte non è stata facile, ho pensato a lungo che se mi fossi sentito male dieci minuti dopo sarei stato in macchina da solo e probabilmente non mi avrebbe salvato nessuno. Un mio amico prete ha detto a me e a mia moglie che da lassù mi hanno voluto tenere qui».
Il ricordo dei momenti critici
Di quei momenti concitati, il diretto interessato conserva un ricordo frammentato. «L’ultima immagine che mi resta è di quando mi sono appoggiato al muro negli spogliatoi, prima di accasciarmi – racconta – quella successiva è stata il momento in cui ho riaperto gli occhi, mi hanno fatto delle domande e ho risposto subito». La cosa più importante è che adesso sta meglio, e che quando sarà possibile tornerà volentieri a fare sport: «Vado a nuotare in piscina a Pontedera da anni e non smetterò di farlo, sempre grazie a chi mi ha salvato la vita».
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