Ucciso a Montecalvoli, la lite partita dall'urto fra le auto poi l’appuntamento e i cinque colpi di pistola
L’episodio fuori dal pub alle Capanne prima dell’omicidio di Kevin Muharremi. Ma si cercano rapporti precedenti. L’arma del delitto è una Beretta calibro 7,65
SANTA MARIA A MONTE. La lite da cui è scaturito l’omicidio di Kevin Muharremi, 25enne albanese residente a Fucecchio ucciso a colpi di pistola intorno alle 4,45 di sabato in viale della Repubblica a Montecalvoli, sarebbe degenerata da un banale urto tra due auto. La logica porta a pensare che si tratti del Fiat Doblò bianco dell’amico della vittima, a bordo del quale Kevin è morto colpito al collo da almeno tre proiettili, e del Range Rover Evoque grigio da cui sono partiti quegli spari. La macchina con cui stava scappando coi genitori e la sorella Renato Xyke, il 20enne anche lui di origini albanesi residente a Montecalvoli in stato di fermo e indagato per omicidio volontario, prima di essere intercettato sull’A1 ad Arezzo (in direzione Roma) dalla polizia stradale di Battifolle.
L’urto sarebbe avvenuto intorno a mezzanotte, nel parcheggio del locale notturno di Capanne (Montopoli) dove sia la vittima col suo gruppo che il fermato hanno passato la serata. Nel giro di meno di cinque ore, l’appuntamento mortale via chat in via della Repubblica (prima ci sarebbe stato un tentativo fallito a Santa Croce), dove la vittima, il cugino e l’amico col Doblò hanno raggiunto e affiancato il Range Rover. E dove l’omicida ha esploso almeno cinque colpi di pistola, che hanno segnato la carrozzeria del mezzo e ucciso il 25enne. Può reggere una lite scoppiata da una manovra sbagliata come movente di un omicidio? Non è da escludere che l’ostilità fosse pregressa. Ed è per questo che gli inquirenti sono alla ricerca dell’eventuale causa “remota” dello scontro. È lo spirito con cui i carabinieri stanno sentendo a tappeto chiunque potrebbe sapere qualcosa, passando al contempo al setaccio tutte le telecamere della zona per ricostruire la dinamica dell’omicidio ma anche quello che è successo prima. Al pub e nel tragitto.
Tra gli altri elementi che emergono, c’è che Xyke avrebbe passato la serata in compagnia di un’altra persona, probabilmente un coetaneo, la cui presenza sul Range Rover al momento degli spari è però tutta da appurare. L’arma del delitto invece è già stata sequestrata: si tratterebbe di una Beretta calibro 7,65, a quanto si apprende detenuta illegalmente e trovata nelle vicinanze dell’abitazione in cui l’indagato vive con la famiglia.
Renato Xyke, già noto alle forze dell’ordine, si trova nel carcere di Arezzo da sabato. Tra oggi e domani si terrà l’udienza di convalida del fermo, dopodiché il giovane sarà portato a Pisa, a disposizione dell’autorità giudiziaria a cui spetta il caso. Il 20enne sarà interrogato dal pubblico ministero titolare dell’indagine, il sostituto procuratore Fabio Pelosi, e quasi sicuramente anche dal procuratore della Repubblica di Pisa Teresa Angela Camelio. Altri tasselli fondamentali del puzzle arriveranno dall’autopsia sul corpo della vittima e dalla perizia balistica sulla pistola.
Kevin Muharremi abitava a Fucecchio col fratello maggiore, assieme al quale gestiva un autolavaggio sulla provinciale Fiorentina, vicino al distributore My Oil. Gli amici di famiglia lo hanno descritto come un giovane con la testa sulle spalle, abituato a lavorare e certamente anche a uscire e divertirsi, ma non a cercare guai.
La tragedia avvenuta prima dell’alba di San Valentino ha scioccato l’intera provincia. I primi a intervenire, sabato prima delle 5 del mattino, sono stati i soccorritori della Misericordia di Montecalvoli. Sei volontari, di cui quattro giovani donne, che rinnovando il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia della vittima, la Misericordia tiene a ringraziare pubblicamente. «Hanno svolto il loro servizio con professionalità, senso del dovere e grande dignità, nonostante il comprensibile turbamento e la paura che eventi di tale portata ed estrema gravità possono generare – sottolinea l’associazione – Essere volontari nel soccorso significa spesso affrontare scenari difficili; farlo con responsabilità, equilibrio ed umanità. Siamo orgogliosi di loro e di tutti i volontari. La Misericordia c’è, con competenza, rispetto e cuore».
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