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Pontedera

Tragedia sul lavoro

Bientina unita nel ricordo di Davide Baronti: maxi striscione allo stadio e canti per ricordare il camionista morto a Calenzano

di Francesco Paletti
Davide Baronti, autotrasportatore di Bientina morto sul lavoro e i resti di lamiere nel deposito di carburanti esploso a Calenzano
Davide Baronti, autotrasportatore di Bientina morto sul lavoro e i resti di lamiere nel deposito di carburanti esploso a Calenzano

Ieri il minuto di silenzio, le campane a lutto e la visita del sindaco sul luogo del disastro: «Scenario apocalittico»

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BIENTINA. Uno striscione enorme. Per salutare per l’ultima volta Davide Baronti, l’autotrasportatore morto carbonizzato nel rogo all’Eni di Calenzano, e abbracciare tanto Alessio, il primogenito del camionista e amico di una vita sui campi di calcio e sugli spalti, quanto tutti gli altri familiari colpiti dalla tragedia. Ma anche per esprimere sdegno e rabbia, chiedere giustizia e la fine delle morti e degli incidenti sul lavoro.

C’è un motivo in più domenica per andare alla partita del Sextum, la squadra di Bientina. Un motivo enormemente più importante della sfida stessa fra i nerazzurri padroni di casa e il Ponte a Cappiano, valida per il girone G del campionato di Seconda Categoria. Ed è proprio per quello striscione che gli amici della famiglia e i tifosi del Sextum stanno preparando. Canteranno anche, magari con il nodo che stringe la gola e negli occhi il volto allegro di quell’uomo buono «che sapeva far sorridere tutti», come hanno ricordato in tanti negli ultimi giorni, uscito di casa lunedì mattina a bordo del suo “bestione” e mai più tornato. Per Davide, che non c’è più, e per la moglie Rosanna e i figli Alessio (20 anni) e Samuele (15), travolti all’improvviso da un dolore indicibile. Canteranno per loro e anche per dire no alle morti sul lavoro.


«Subito dopo la partita, lo striscione sarà esposto sotto i portici del palazzo comunale e vi resterà tutto il tempo necessario» dice il sindaco Dario Carmassi, vicino alla famiglia fin dalle ore immediatamente successive all’esplosione, quando ancora vi era un barlume di speranza. E che, appena la tragica notizia è divenuta ufficiale, ha proclamato una giornata di lutto comunale con bandiere a mezz’asta e un minuto di silenzio in tutti gli uffici pubblici bientinesi, «ma ho raccomandato che lo si facesse pure in tutti i luoghi di lavoro del comune e so che in molti lo hanno fatto».

Ieri mattina alle 10, l’orario convenuto per il minuto di silenzio – in concomitanza con quello che ha aperto il consiglio regionale – anche le campane della Pieve di Santa Maria Assunta hanno suonato a lutto: è il modo simbolico con cui il pievano don Ettore Baroni ha deciso aderire alla giornata di cordoglio.

«È la seconda giornata di lutto – ricorda il sindaco – che abbiamo proclamato negli ultimi vent’anni, ma era necessario sia per esprimere, simbolicamente e pubblicamente, la vicinanza ad una famiglia bientinese colpita da una tragedia enorme, sia per dare un segnale: non si può continuare a morire sui luoghi di lavoro, è una deriva che va fermata» dice prima di fare una pausa, per lasciar calmare l’indignazione, e lanciare la proposta: «Se servono nuove leggi più repressive? Non lo so: di sicuro vanno potenziati immediatamente gli ispettorati del lavoro, con molto più personale in giro per i cantieri. Glielo dico da sindaco: io ricevo pochissimi verbali, fossero anche solo per dire che il sopralluogo è stato effettuato e non sono stati rilevati problemi».

C’era anche Carmassi, ieri mattina a Calenzano, davanti ai cancelli dello stabilimento Eni, insieme al governatore Giani e agli altri primi cittadini dei comuni che hanno avuto vittime: «Siamo andati a depositare la corona, un atto dovuto – dice – cosa ho visto? Uno scenario apocalittico e agghiacciante, non mi faccia dire altro». E ci sarà pure domenica allo stadio, «anche se non sono un appassionato – dice –: ma in questo caso il calcio c’entra poco, è un atto dovuto esserci e, spero anche che vi siano tante persone. Dopo accompagnerò io stesso i ragazzi ad appendere lo striscione sotto il comune». A Bientina l’incredulità sta cedendo il passo allo sdegno e alla richiesta di giustizia: «Tutti quanti, io per primo, ci siamo aggrappati a ogni briciola di speranza residua, anche per rispettare la tragedia che una famiglia della nostra comunità sta vivendo nel più stretto riserbo» dice il sindaco. Ma da martedì sera, ogni barlume si spento: c’è una moglie che ha perso il marito, due figli rimasti senza padre. E tutta una comunità che li abbraccia ma chiede anche giustizia e che sia posta fine alla strage degli incidenti sul lavoro.

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