Italia
Il neo sindaco di Ponsacco: «Le famiglie rom fuori provincia e il più lontano possibile da qui»
Il suo primo giorno alla guida del Comune: «Salvini mi ha detto di fare il piano per liberare il palazzo di via Rospicciano»
PONSACCO. «Coop voce, il cliente non è raggiungibile». Suona più o meno così il messaggio che si riceve dal telefono del neo sindaco di Ponsacco, candidato del centrodestra, Gabriele Gasperini, quando non c’è campo. E quando il segnale torna la domanda è inevitabile.
Possibile che un uomo del centrodestra che ha ribaltato un’eternità di governo del centrosinistra abbia l’abbonamento del cellulare con la Coop?
«Rispecchia il mio modo di essere. Destra o sinistra, non me n’è mai fregato più di tanto. Sono trasversale e pragmatico. In tanti dicono che alla Coop non mettono piede perché è legata alla sinistra, io invece ci faccio la spesa senza problemi. E, allo stesso modo, se una cosa serve per il bene di Ponsacco, che sia una decisione di destra o di sinistra non importa. Basta che sia utile».
Intanto però è entrato nella storia della città, con una svolta politica non da poco. Che sensazioni ha avuto durante lo spoglio del ballottaggio?
«All’inizio osservavo l’affluenza e, devo ammetterlo, avevo la strizza. Il dato era basso e sapendo che quelli del Pd sono pretoriani, anzi soldatini, temevo che fossero tornati in massa a votare dopo il primo turno. Poi, mano a mano che uscivano i risultati delle varie sezioni ho capito, invece, che il vento era davvero cambiato».
Possiamo dire che sono state decisive le liste civiche?
«Direi proprio di sì».
E ora avranno un posto in giunta. Ha già idee sulla scelta degli assessori?
«Sicuramente un posto in giunta spetta ai rappresentanti dei civici. Ma dobbiamo fare scelte non solo in base alle preferenze ottenute dai candidati al primo turno, ma soprattutto rispetto alle competenze, allo spessore morale e alla stabilità emotiva. E occorrerà tenere presente che di posti su cui riflettere ce ne sono anche nelle partecipate dell’amministrazione».
Dopo la festa al comitato elettorale e sotto al palazzo comunale, una volta tornato a casa ha ripensato al suo percorso che l’ha portata a diventare sindaco di Ponsacco?
«Sì, ho ripercorso la bella cavalcata che abbiamo fatto. Ma devo ammettere che è stato più difficile arrivare al punto in cui è stata decisa la mia candidatura. A dicembre era già tutto deciso. Poi ci sono state operazioni di disturbo nei miei confronti. Un dossieraggio che ha rischiato di rovinare tutto».
In che senso?
«Diciamo che ai vertici dei partiti che già mi avevano scelto, sono stati recapitati documenti negativi su di me. Ma si è trattato di un equivoco che si è risolto in poco tempo. E poi tutto si è svolto normalmente rispetto a un cammino che ci ha portati al ribaltone».
Da qualche anno frequenta gli ambienti della Lega. Diventare sindaco era un suo desiderio o si è ritrovato quasi per caso nei panni del candidato del centrodestra?
«Alle elezioni del 2019 ho cominciato ad avvicinarmi alla Lega e sarei potuto diventare già allora candidato sindaco. Ero stato notato come una persona spendibile per questo ruolo, anche perché ho sempre fatto battaglie. Poi le cose sono andate in maniera diversa cinque anni fa, ma ho sempre avuto il pallino di poter diventare sindaco di Ponsacco, un giorno. Girare per il mio territorio, osservare i problemi, arrabbiarmi, parlare con le persone sono pulsioni che ho sempre avuto».
E ora ce l’ha fatta. Quando c’è stato il passaggio di consegne con la sua predecessora Francesca Brogi e la procedura per l’insediamento?
«Stamani (ieri per chi legge, ndr)».
E com’è andata?
«Sono ancora un po’ spaesato, ma confido di migliorare in poco tempo. Intanto ho incontrato i dipendenti comunali, ho parlato con tutti».
Come l’hanno accolta, visto che in campagna elettorale li ha definiti burocrati?
«Ritengo di aver fatto loro una buona impressione, perché sono abbastanza informale e non rigido. Li ho visti soddisfatti».
Però il giudizio su di loro resta.
«Gli uffici sono pieni di persone in gamba, però noi abbiamo tante persone competenti in materie tecniche all’interno delle nostre liste. E la direzione della macchina amministrativa verrà data dalla politica. In questi anni a Ponsacco è mancata una visione ben precisa sulla strada da intraprendere. E vogliamo darla in breve tempo».
Torniamo alla vittoria. Ha parlato col suo avversario del centrosinistra, Fabrizio Lupi?
«Sì, mi ha chiamato facendomi gli auguri di buon lavoro. Ma una cosa tengo a dirla. Questa campagna elettorale proprio non mi è piaciuta. Non tanto per quanto riguarda Lupi, ma per le tante persone che lo hanno accompagnato in questi mesi e che mi hanno offeso in ogni maniera possibile. Ci sono stati attacchi personali, senza contare la chiusura della campagna elettorale quando, per dirne una, le liste civiche sono state bollate come “mascherate da destra”. Ecco, credo che quello sia stato il momento in cui tanti elettori civici hanno scelto di votare per noi. Il Pd ha fatto sbagli durante gli ultimi anni di gestione del territorio e ha fatto peggio durante la campagna elettorale».
Ora guardiamo avanti, al punto focale degli ultimi mesi, il condominio di via Rospicciano abitato da famiglie rom. Quando arriverà il tanto promesso sgombero?
«Dopo la vittoria ho parlato col senatore di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, e col ministro Salvini. Soprattutto Matteo mi ha detto di preparare la documentazione per il piano con cui liberare l’edificio e, insieme, andremo dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi».
Le famiglie rimaste considerate fragili dovranno essere prese in carico dal Comune?
«Sono così fragili che hanno provocato risse altrettanto fragili negli ultimi giorni. Comunque, nel piano ci saranno tutti i dettagli, ma l’obiettivo è spostarli fuori dalla provincia, altrimenti non si risolve il problema fino in fondo. Devono andare il più lontano possibile da qui, anche se tante famiglie uscite hanno trovato casa a Ponsacco».
Sicurezza a parte, cosa c’è al primo posto delle vostre priorità?
«Sicuramente la cura del decoro e la ricostruzione del rapporto coi cittadini. Ogni due mesi faremo incontri con le consulte».
Tra l’altro fra poco sarà finita piazza della Repubblica.
«Su questo posso già essere chiaro. Non ci saranno tagli di nastri perché mi sembrerebbe di prendere in giro chi da questi lavori è stato danneggiato come i commercianti».
Un altro elemento da campagna elettorale è stata la casa da abbattere della famiglia Cerretini. Che farete?
«Dovremo, intanto, attendere l’ennesima sentenza del Tar. Ma saremo al loro fianco, per quello che la legge ci consentirà di fare».
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