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Asllani, un pisano da scudetto, dal paese di Buti alla gioia con l’Inter: «Grazie ai consigli di un amico speciale»

di Tommaso Silvi

	Asslani da bambino con la maglia della Butese e a destra nella festa scudetto con l'Inter
Asslani da bambino con la maglia della Butese e a destra nella festa scudetto con l'Inter

A due anni è arrivato nel borgo ai piedi del Monte Serra dall’Albania: il primo allenatore era soprannominato Watson, poi l’esplosione nel grande calcio guidato dai consigli di un amico speciale

23 aprile 2024
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BUTI (PISA). Un butese campione d’Italia. Al fischio finale del derby di Milano – nella serata di lunedì 22 aprile – la vittoria dell’Inter per 2-1 ha decretato lo scudetto nerazzurro, cucito sulla maglia proprio “in faccia” ai rivali cittadini del Milan. Ma le radici del successo interista affondano anche in Toscana. Perché mentre piazza Duomo si riempiva di tifosi con bandiere, sciarpe e striscioni per celebrare il trionfo dei ragazzi di mister Simone Inzaghi, la festa è scoppiata anche nelle case di un paese in provincia di Pisa. Buti, borgo ai piedi del Monte Serra. Perché è da qui che è partita la favola calcistica di Kristjan Asllani, nato il 9 marzo 2002 in Albania, a Elbasan, e arrivato in Toscana da bambino. Nel paese del Palio Asslani ha tirato i primi calci al pallone, per poi decollare verso una carriera da campione. 

Il butese tricolore

A 22 anni, e in una squadra costellata di calciatori affermati, Asllani – che ha conosciuto la Serie A con la maglia dell’Empoli –  è riuscito a ritagliarsi un ruolo importante nell’Inter campione d’Italia. Probabilmente troverà  maggiore spazio nelle ultime cinque giornate, quelle in cui Simone Inzaghi concederà un po’ di riposo a chi ha tirato la carretta. Di sicuro, fermando il conto al derby lunedì 22 aprile, Asllani nella stagione 2023-2024 ha totalizzato 19 presenze in Serie A, con un gol e due assist. Sono 6 invece le presenze in Champions League, quindi altre due tra Coppa Italia e Supercoppa Italiana. 

Il bambino che stupiva tutti e l’amico da Serie A

È il 2004 quando Kristjan arriva a Buti dall’Albania. Un batuffolo silenzioso ed educato, che calcia qualsiasi cosa si trova davanti. «In paese mi conoscono tutti, Buti è praticamente casa mia», ha detto Asllani in un’intervista al Tirreno. E poi i primi calci nella Butese. Dove lo allena un personaggio conosciutissimo in paese, soprannominato Watson, all’anagrafe Cristiano Filippi. «Credo che il soprannome fosse legato al fatto che, quando ti spiegava un esercizio e tu lo riuscivi a fare bene, si girava verso gli altri e diceva. “Visto, elementare”», ha raccontato Asllani. Kristjan ha numeri da predestinato. E viene subito notato e preso dal Tau Altopascio, uno dei migliori settori giovanili della Toscana. E iniziano a corteggiarlo tante squadre. A questo punto, Kristjan chiede consiglio a un butese che ce l’ha già fatta. Quel Francesco Pratali che, quando Asllani viene al mondo, gioca da protagonista in Serie A. E Pratali diventa un amico di famiglia. «Quando su di lui avevano messo gli occhi addosso tante squadre, lui venne da me, aveva 6 o 7 anni non di più, e mi chiese un consiglio. Io, ovviamente, gli dissi di andare a Empoli – racconta Pratali -. E credo che, per lui, sia stata la scelta giusta. Ma non ho alcun merito, Kristjan è un ragazzo straordinario. Praticamente è cresciuto insieme ai miei figli, si è preso fin da subito responsabilità importanti. Basti pensare che, quando aveva 12 anni, spesso lo si vedeva passare in paese con Leonardo, il fratello che ha 8 anni meno di lui. Stavano spesso insieme, perché i genitori lavoravano». Da mister Watson a mister Inzaghi. Dalla Butese allo scudetto. Asllani esulta, e con lui un pezzo di Toscana. 

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