Il Tirreno

Pontedera

Il personaggio

Guido Genovesi, dal Gf alla terza laurea: la tesi sulla rivoluzione digitale e le lacrime del babbo in prima fila

di Paola Silvi

	Guido Genovesi
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Guido Genovesi

Il comico e conduttore consegue la “magistrale” con lode a 58 anni

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PONTEDERA. Arriva la terza laurea. E a pieni voti (con lode). Così Guido Genovesi pontederese, per tutti “Guidino”, fresco di alloro, a 58 anni ne ha presa un’altra. Ieri ha discusso la tesi e si è appena messo in tasca una magistrale in Filosofia all’Università di Pisa. Che va ad aggiungersi alla triennale sempre in Filosofia e forme del sapere di neppure un anno e mezzo fa e a quella in lettere moderne. Un libretto pieno di 30 e lode e un colloquio, quello davanti alla commissione, che ha fatto commuovere anche il padre e che il neo dottore per la terza volta racconta con affetto.

«Quando ho concluso la mia esposizione – dice – saremmo dovuti uscire per aspettare di essere richiamati per la proclamazione del voto finale. Mentre aiutavo il mio babbo ad alzarsi, che seduto in prima fila già piangeva, la commissione ci ha detto che non importava più allontanarci. È stato un momento toccante». E l’entusiasmo del conduttore e comico televisivo, diventato popolare nel 2004, quando partecipò alla quinta edizione del reality Mediaset “Grande Fratello” è contagioso. Così come si percepisce l’amore per lo studio a cui ormai è talmente abituato da pensare seriamente alla quarta laurea.

«Sono contento di aver finito anche questo percorso – aggiunge – ma vivo un’ambivalenza sentimentale. Ho nostalgia di essere arrivato in fondo. Mi è piaciuto riorganizzare la giornata per dedicare tempo ai libri e mi mancherà. Sto infatti facendo un pensierino a continuare e iscrivermi di nuovo».

Intanto, vista la sua ironia, non manca di sottolineare quanto anche lui sia stupito di se stesso. Ma è solo un passaggio perché non serve sottolineare la portata della profondità delle sue riflessioni e come la tesi, dal titolo “Il mondo digitale e la smaterializzazione del reale”, seguita dal relatore Antonio Masala e da Veronica Neri, sia il porto sicuro a cui è approdato attingendo alla sua esperienza nel mondo della televisione e navigando nel mare delle parole stampate. «La tesi – spiega – parla dell’impatto che la rivoluzione digitale ha avuto sulle nostre vite, su come ci abbia riformattato. Dopo un’introduzione riguardante le grandi trasformazioni tecnologiche e comunicative della storia, a partire dalla scrittura per arrivare all’invenzione della stampa di Gutenberg e a quello che è considerato il medium più democratico, ossia la televisione, mi soffermo sugli effetti a livello psicologico, cognitivo e sociale di quella che forse è l’ultima rivoluzione, quella digitale».

E da qui, ripercorrendo un universo che, soprattutto per esperienze professionali gli appartiene, traccia le conclusioni: «Oggi siamo tutti opinionisti. Ognuno ha a disposizione, grazie al web, una grande biblioteca e quando il mondo è solo informazione non ci sono più punti di riferimento e i valori si annullano. Chiunque può trasformare la propria quotidianità in un reality show e questo fenomeno del narcisismo digitale può diventare patologico, con il rischio di un’eccessiva idealizzazione di sé o dell’isolamento. L’uomo vive nella mediazione e diventa allora fondamentale l’uso che fa degli strumenti».


 

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