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Litio recuperato dalla salamoia: la ricerca dà risultati incoraggianti
Lo studio effettuato dal Polo Tecnologico con Locatelli Saline di Volterra
VOLTERRA. Il centro di ricerca del Polo Tecnologico Magona di Cecina ha messo a punto un progetto per il recupero di buona parte del litio, un metallo molto leggero impiegato per la manifattura di vetro, ceramiche, batterie, refrigeranti, reagenti chimici e per le batterie dei veicoli elettrici, i cui giacimenti sono in progressivo esaurimento. La ricerca è stata svolta in collaborazione con la Locatelli Saline di Volterra, la società che gestisce quella che per anni è stata la Salina di Stato.
Il litio infatti può essere recuperato dalle salamoie. «In particolare – spiega Federica Annunzi, ingegnera che ha coordinato l’attività di studio e ricerca del Polo su questi temi - dalle acque madri ottenute dal processo di produzione di sale sodico, ovvero da un refluo di processo, in linea con i dettami dell’economia circolare. Di fatto nelle salamoie da cui viene ricavato il sale è presente anche il litio che però per Locatelli Saline rappresenterebbe uno scarto che in questo modo invece può essere recuperato e valorizzato».
Il recupero del litio dalla salamoia madre, solitamente, risulta difficoltoso a causa della bassa concentrazione in confronto agli altri elementi presenti. Ma le ricerche condotte presso i laboratori del centro di ricerche del Polo e le prove sperimentali per sviluppare il processo hanno dato risultati incoraggianti al punto che è stato realizzato, sempre presso il centro di ricerche, un impianto prototipo con l'obiettivo di validare i risultati su scala industriale.
I risultati parlano, comunica il Polo, di un recupero in litio dell’84% a partire anche da concentrazioni iniziali dell’elemento metallico molto basse. L’enorme impiego del litio sta portando, come detto, al progressivo esaurimento dei giacimenti: delle circa 14 milioni di tonnellate costituenti le riserve mondiali, solo una piccola parte è contenuta nei giacimenti, mentre il 70-80% è presente disciolto. E questo spinge a investire sempre più nel recupero dell’elemento nella sua forma di metallo disciolto nelle brine sotterrane, nelle acque di laghi salati, acque marine, geotermiche o, appunto, nelle salamoie. Il litio è, dettaglio non da poco, anche una sostanza molto costosa e ricercata e con un alto valore di mercato: l’aumento costante della sua domanda di mercato sta inevitabilmente avendo ripercussioni sul valore economico dell’elemento destinato a subire un rialzo nei prossimi anni. L’avvento e la produzione delle auto a trazione elettrica ad esempio ha portato la produzione globale del litio, mirata all’impiego nelle batterie per questo tipo di veicoli, ad un aumento del 20% circa l’anno a partire dal 2000, raggiungendo il 35% del consumo totale dell’elemento nel 2015. Non a caso va in questa direzione anche un altro progetto di ricerca portato avanti dal Polo Tecnologico della Magona: il recupero del litio dalle batterie delle auto elettriche.
«È necessario disassemblare le batterie delle auto per recuperare questo prezioso elemento chimico – illustra l’ingegner Annunzi –. Abbiamo sviluppato uno studio di processo che raggiunge questo obiettivo con ottimi risultati: si tratta, in questo caso di una ricerca ancora in corso, mentre nel caso dello studio sul recupero del litio dalle salamoie, è già stato presentato al recente convegno ICHEAP16, 16th International Conference on Chemical and Process Engineering».
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