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Lo sguardo di Peccioli sul mondo: Vittorio Corsini e la sua opera nel paese
«In 30 anni di collaborazione abbiamo valorizzato più angoli del centro»
PECCIOLI. «Il mio legame con Peccioli è nato qualche decennio fa. Quando l’attuale sindaco Renzo Macelloni non era ancora primo cittadino e io avevo solo velleità artistiche». Parte da qui il racconto di Vittorio Corsini, docente dell’Accademia di Belle Arti di Brera e deus ex machina di molte opere presenti sul territorio pecciolese e della sua liason speciale con il borgo, iniziata nel 1991 con il primo esperimento di arte contemporanea a cielo aperto dal titolo “Specie di spazi”, a cura di Rita Selvaggio. Da allora l’artista ha realizzato in modo continuativo per Peccioli numerose opere. Una parte del suo cuore è su queste colline e, per questo vuol lanciare un appello per sostenere il comune alla corsa al titolo di “Borgo dei Borghi 2024”. «In oltre 30 anni – continua Corsini – abbiamo compiuto molti tentativi per valorizzare vari angoli del paese. Dalle installazioni luminose del Palazzo Senza tempo, allo Sguardo di Peccioli, al progetto Voci, che abbraccia tutto il paese e va oltre, sbarcando nelle frazioni e ascoltando i testi di tanti scrittori che narrano di questi luoghi».
E poi ci sono “Mappe Celesti” e “Benvenuti in citta”, le ultime due creazioni, inaugurate a dicembre, che sono andate ad accrescere il patrimonio del Macca. La prima è l’opera realizzata per la facciata del palazzo che ospita gli uffici della Fondazione Peccioli per l’Arte. Si tratta di una copertura di colore rosa con inserti specchianti che fa assumere all’edificio una dimensione giocosa e di transito, invitando lo spettatore ad uno spostamento dello sguardo e della prospettiva. La seconda invece è un’installazione video dove alcuni ragazzi di Peccioli, attraverso il proprio movimento, danno il benvenuto a chi arriva. Ma Corsini ripercorre la genesi dello Sguardo di Peccioli «che, su una terrazza – dice – guarda la vallata, il mondo e il futuro. È lo sguardo di una comunità che si riconosce in questi ambienti e ne rispecchia l’anima, che sa crescere scommettendo sulle novità ma mantenendo allo stesso tempo la forza delle proprie radici».
Azzurri, grigi, giovani, saggi, brillanti, allegri, astuti, malinconici, provati, speranzosi, gli occhi degli abitanti di Peccioli, immortalati su uno sfondo neutro e sempre uguale, fissano l’orizzonte aperto e si rivolgono al domani. Un domani che diventa un oggi newyorkese. Perché appena due settimane fa, nel cuore di Manhattan, ha aperto i battenti l’esposizione curata da Brett Littman, “Trash to Beauty”, dal rifiuto alla bellezza, che mostra al pubblico americano il caso-studio di Peccioli: una «piccola città collinare in Toscana che ha trasformato una discarica in un motore di cambiamento sociale, economico, ecologico, politico e culturale».
E lo Sguardo di Peccioli ha trovato casa sulla facciata dell’Istituto Italiano di Cultura, in Park Avenue, meno di un miglio da Central Park. «Un cambio di veste per l’opera – conferma l’artista – che mantiene intatto il suo significato ma sbarca nella Grande Mela ed è l’ennesimo tassello di un percorso, tutto pecciolese, che deve diventare un esempio per molti altri Comuni».
È il senso della trasformazione che ha caratterizzato Peccioli e dell’arte diffusa che ne ha fatto un emblema regionale e nazionale che spiega perché, secondo Corsini, il paese dell’Alta Valdera deve ottenere il titolo di “Borgo dei Borghi 2024”. «La prima volta che sono arrivato a Peccioli – ricorda – c’era solo una pizzeria. Il borgo ha cambiato volto, modalità di accoglienza, capacità attrattiva per i turisti e ha in serbo ancora tante altre chance da offrire. Deve vincere perché possa diventare modello per altre amministrazioni».
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