Caos-Pd a Capannoli, spunta l’ipotesi primarie. Ma il segretario non ci sta: «È tardi»
Al vaglio degli organi di garanzia l’iter chiuso con Cecchini bocciata e il via libera a Cionini
Capannoli Probabile ricorso contro l’esito del voto. Con l’ipotesi primarie messa sul tavolo da Cecchini, ma respinta al mittente dal segretario dell’Unione comunale. A quattro mesi dalle elezioni il Pd è nel caos a Capannoli, con due candidate in pista, che non ne vogliono sapere – almeno per ora – di fare un passo indietro. Da una parte c’è la sindaca uscente Arianna Cecchini, che dopo il via libera del governo al terzo mandato si era candidata con un post sui social, senza mai (e questo non è un aspetto secondario della vicenda) citare il partito e la coalizione (e non tutti l’hanno presa bene). E dall’altra c’è Barbara Cionini, già assessora per un decennio fino al 2009, “scelta” dall’assemblea comunale.
I numeri
Il nodo è proprio qui, nella seduta dell’organo composto da 25 membri (i 20 eletti oltre alla sindaca, all’assessora regionale Alessandra Nardini, ai segretari di circolo Alessio Maggini e Simona Salvadori e a quello dell’Unione comunale Alessandro Bacherotti). I presenti erano 15, in 13 hanno votato contro il tris di Cecchini (assente) per poi dare il via libera a Cionini. Una delle contestazioni che fa lo schieramento pro-Cecchini è proprio su questo punto: in sostanza, lo statuto dice che la strada per la scelta del candidato è quella delle primarie, per usare un altro metodo servono i 3/5 dell’assemblea, cioè almeno 15 voti, mentre la decisione è stata presa da 13 membri. Di conseguenza il voto non sarebbe valido. Ma secondo gli “avversari” l’iter è diverso se si tratta del mandato successivo al primo. L’altro scontro è sulla strada intrapresa: il partito ha sottolineato nel comunicato che Cionini «è la sintesi che il Pd ha raggiunto dopo varie consultazioni tra i suoi iscritti», che invece - secondo i pro Cecchini - non sarebbero stati coinvolti.
L’opzione
Insomma, il quadro è a dir poco caotico, tra telefonate al veleno, accuse e contraccuse. Una matassa decisamente difficile da sbrogliare tra i cavilli e le interpretazioni dello statuto del partito. Cecchini sintetizza la sua posizione con una dichiarazione di poche righe inviata agli organi di stampa: «Mi preme innanzitutto precisare che la sottoscritta è stata invitata a non partecipare all’assemblea in programma lo scorso 1° febbraio, in quanto persona interessata dalla discussione all’ordine del giorno. Mi risulta che siano già stati interessati gli organi di garanzia del partito, competenti per la verifica della correttezza delle procedure di quanto avvenuto nell’assemblea suddetta». Poi pronuncia per prima la parola che secondo una fetta di partito può essere la chiave per arrivare a una soluzione (che sarà comunque dolorosa e porterà sicuramente degli strascichi): «Lo statuto del Pd infatti, prevede che nel caso dall’assemblea degli iscritti emergano più di un nome quale potenziale candidato a sindaco, si debba ricorrere all’istituto delle primarie».
No, grazie
Un’ipotesi che però non viene presa in considerazione da Cionini, forte dell’investitura formale del partito, che almeno per il momento preferisce non rilasciare dichiarazioni in attesa di capire l’evoluzione della situazione. Lei, ex assessora, già segretaria dell’Unione comunale del Pd di Capannoli e membro della segreteria provinciale, è pienamente convinta – confidano dall’entourage – che la sua candidatura sia piena e frutto del percorso previsto dallo statuto.
La versione del segretario
Ma c’è uno dei protagonisti della vicenda, tutt’altro che secondario, che invece non resta a guardare. Si chiama Alessandro Bacherotti ed è il segretario dell’Unione Comunale. È tra i firmatari del comunicato con il quale nel pomeriggio di venerdì è stata annunciata l’investitura di Barbara Cionini, «garantendole quel sostegno da parte del Partito che non è mai mancato alla sindaca uscente Cecchini, nella speranza di poter contare su di lei, quale risorsa per le nuove occasioni che nel futuro si presenteranno, anche ad alti livelli politici e amministrativi».
«Io - esordisce il segretario - garantisco la mia correttezza morale. Sono animato solo ed esclusivamente dalla passione politica, non ho mai avuto ambizioni particolari e mai le avrò. E i passaggi fatti per arrivare a questa candidatura sono gli stessi di 5, 10 e 15 anni fa. È tutto in regola». Detto questo, «avevo ricevuto due mandati: il primo era quello di formare una coalizione e ci sono riuscito con socialista e Sinistra Italiana. Il secondo compito era quello di individuare le persone disponibili a candidarsi. E l’ho fatto. Ho anche atteso il via libera al terzo mandato per permettere a Cecchini di concorrere con gli altri». Poi l’accelerazione anche alla luce del post di auto-ricandidatura pubblicato dalla sindaca: «Avrei convocato anche un’altra assemblea aperta agli iscritti, come ne erano già state fatte. Ma non c’era più tempo, perché il centrodestra è già nel pieno della campagna elettorale». E così si riunita l’assemblea dell’Unione comunale, con l’esito contestato: «Quando ho messo sul tavolo il nome di Cecchini si è capito subito che non aveva il gradimento dei presenti. E infatti l’hanno bocciata in 13 su 15. Sono uscite altre opzioni tra gli attuali amministratori, ma non convincevano. Il clima è cambiato quando si è parlato di Cionini, che a quel punto è uscita dalla sala. Siamo andati al voto: 13 favorevoli alla sua candidatura, 1 astenuto e 1 voto per la vicesindaca Simona Giuntini». Fine della storia. Anzi, inizio del caos. Il giorno dopo Cecchini è stata anche invitata a partecipare a un incontro con Cionini e la segreteria fissato per venerdì sera e che la sindaca ha disertato. Poi Bacherotti lancia una stoccata alla stessa prima cittadina: «Le primarie? Vanno chieste sei mesi prima delle elezioni ed è prevista un’apposita procedura. Non ci piacciono e non le abbiamo mai fatte. Ma comunque non si possono chiedere a posteriori, quando l’esito di una votazione non ci piace. Sono esterrefatto». E probabilmente lo saranno anche una parte degli elettori. Con Silvia Rocchi, che guida una lista civica appoggiata da centrodestra e Italia Viva, che alla luce della spaccatura nello schieramento avversario guarda con più di fiducia all’appuntamento elettorale dell’8 e 9 giugno. l
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