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Picco di influenza e Covid tra Natale e Capodanno: guardia medica in tilt, caos in Valdera

di Paola Silvi
Picco di influenza e Covid tra Natale e Capodanno: guardia medica in tilt, caos in Valdera

La zona è stata coperta telefonicamente da Pisa e Cascina. La denuncia di Puccetti (Fimmg): «Situazione catastrofica»

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PONTEDERA. Nel pieno dei contagi di influenza e Covid, che hanno fatto registrare punte altissime durante le festività natalizie, in particolare a Capodanno, il servizio di guardia medica è stato preso d’assalto. E il sistema di continuità assistenziale non ha retto. Con le postazioni di Pisa e Cascina che hanno dovuto coprire, almeno telefonicamente, quelle della provincia fra cui, proprio nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, Pontedera.

L’allarme

«Il problema è strutturale – tuona senza troppi giri di parole Luca Puccetti, segretario provinciale della Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) – mancano i medici. In tanti se ne vanno scegliendo di lavorare all’estero o in altre regioni dove le condizioni sono migliori o la situazione non è ancora così critica». Insomma la fuga di molti dottori è una delle tante facce di un prisma complesso che spazia dalla mancanza dei posti letto negli ospedali ai tagli alla sanità, da picchi epidemici stagionali di virus respiratori mai visti nell’ultimo decennio a condizioni lavorative, come quelle delle guardie mediche, a rischio. «Tutti, dall’Asl Toscana Nord Ovest ai singoli professionisti – spiega Puccetti – stanno facendo il massimo ma è l’intero meccanismo che non funziona più. Siamo di fronte alla tempesta perfetta. Una coincidenza di più eventi che si traduce in qualcosa di catastrofico. Insomma la carenza di programmazione di questi anni sta dando questi risultati che perdureranno finché non si capirà che la sanità non è un costo ma un investimento».

Corto circuito

Così se da una parte la Regione ha chiesto di decongestionare i pronto soccorso, con tanto di lettera inviata dalla Direzione sanità welfare e coesione sociale alle aziende sanitarie con le azioni da seguire sul territorio per ridurre la pressione e il sovraffollamento nei reperti di emergenza urgenza degli ospedali, dall’altra queste misure indicate contrastano con una realtà molto più complicata. «Inutile girarci intorno. Le cure intermedie – sottolinea Puccetti – sono tutte piene e le prospettive di telemedicina sono ancora in divenire e assomigliano, fino a quando non diventeranno concretamente funzionali, alle grida manzoniane. La verità è che in questi giorni di festa ci sono stati tantissimi casi di virus influenzale, parainfluenzale, respiratorio sinciziale che ha colpito non solo i bambini ma anche gli anziani e di Covid. Come se, dopo due, tre anni di protezione con le mascherine e le restrizioni, i sintomi di queste patologie fossero tornati in maniera molto più aggressiva. Contemporaneamente, a causa dell’ormai cronica carenza di medici, i turni della guardia medica sono rimasti scoperti. A Cascina e a Pisa si cercava di coprire il triplo del territorio di riferimento, rispondendo agli utenti della Valdera, di Lorenzana e nei giorni di Natale addirittura di Massa».

In Provincia poi, dove le cosiddette “zone carenti”, quelle in campagna o comunque lontane dalla città, aumentano, va ancora peggio. Con un gioco d’incastri, sostituzioni e reperibilità telefonica che non sempre ce la fa ad evitare disservizi.

Senza sosta

Il pronto soccorso allora, rispetto a questa fotografia, è la punta dell’iceberg di un sistema in difficoltà. «Nel 2010 – snocciola dati e numeri esplicativi Puccetti – in media un medico di medicina generale contava 50 accessi giornalieri di pazienti. Oggi ne vede circa 85 ogni volta che ha ambulatorio. Io personalmente ieri (martedì, ndr) ho registrato 125 accessi. Senza dimenticare le telefonate e le visite domiciliari. Lo stesso si può dire per la guardia medica che fra l’altro lavora di notte, spesso in strutture isolate e a volte deve spostarsi macinando chilometri. Ci sono dunque anche problematiche legate alla sicurezza. E altre, più in generale, che si riferiscono a un’utenza sempre più anziana e che ha ovviamente e necessariamente sempre più problemi di salute cronici». E l’aumento di situazioni socio-assistenziale da prendere in carico da parte dei medici di famiglia va però di pari passo alla diminuzione dei dottori.

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