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«Aiuto, sono incinta»: al Fermi di Pontedera nasce l’ora di affettività

di Paola Silvi
«Aiuto, sono incinta»: al Fermi di Pontedera nasce l’ora di affettività

Nei temi gli studenti scrivono paure, dolori e rapporti tossici: così al Fermi è nato un percorso con ginecologi e psicologi

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PONTEDERA. Raccontano tutto. Sofferenze, delusioni, segreti, amori, sogni, i genitori che divorziano e la nonna che muore, i cataclismi economici e le cattiverie che subiscono, le liti in famiglia e magari il terrore di una guerra nucleare. Cose grandi, cose piccole. Cose lontane e altre vicinissime. Ogni tanto rivelano anche l’orrore, le difficoltà, la solitudine che sentono quando si trovano davanti a una scelta forse più grande di loro. Il parente dell’amica che diventa orco, il disagio di non riuscire a lasciare un ragazzo «appiccicoso» che le spaventa, le minaccia e gli impedisce di uscire, la paura di raccontare in famiglia di aspettare un bambino, il dubbio di essere incinta, l’imbarazzo di informarsi su come funziona la pillola del giorno dopo e su chi la prescrive.

Sono nei temi che gli insegnanti fanno svolgere periodicamente in classe le tracce del dolore che gli adolescenti provano. Perché prima o poi i ragazzi si confidano, parlano. Anzi scrivono. E questo accade a scuola, dove un compito può diventare una richiesta d’aiuto. E capita anche che la scuola si attivi per fornirglielo.

Succede all’Itcg Fermi di Pontedera dove alcuni docenti leggono episodi personali, intimi. Frasi che descrivono ansie e perplessità. Un paio di ragazze confidano le loro gravidanze, altri denunciano relazioni ossessive. Paragrafi che portano alla luce però anche l’incapacità di affrontare queste situazioni, il loro disagio, a volte la vergogna, lo sgomento di sbagliare, di sentirsi diversi.

Così i professori di italiano espongono il problema nel consiglio di classe, poi al preside. Si cercano soluzioni che poi arrivano. Si approvano al collegio dei docenti, si informano le famiglie e si anticipano i tempi. Perché proprio in questo periodo in cui l’educazione sessuale e affettiva, che nella scuola italiana non è ancora obbligatoria, sta tornando al centro del dibattito politico nazionale, anche per i recenti fatti di cronaca, contro la violenza sulle donne, in città, all’istituto tecnico commerciale ma anche in altre scuole superiori, il percorso è stato tracciato già dall’anno scorso.

«Nei temi i ragazzi si confidano. E l’anno passato proprio grazie ai loro racconti – dice il dirigente Luigi Vittipaldi – ci siamo accorti che era necessario approfondire i temi di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, aumentare i livelli di conoscenza sulla contraccezione e sulla consapevolezza del proprio corpo. E serviva metterli in contatto con figure esperte. Abbiamo contattato il Consultorio e sono partite intanto delle lezioni con gli operatori».

Ginecologi e psicologi dell’Asl Toscana Nord Ovest sono andati a scuola e hanno risposto alle domande dei ragazzi delle undici classi prime che piano piano hanno incontrato. E anche in quest’occasione, nei biglietti anonimi degli studenti le esigenze erano varie.

«Il mio ragazzo mi dice come vestirmi», «pretende che tolga delle foto da Instagram», «a che età si può iniziare a prendere la pillola? », sono solo alcune delle questioni sollevate. «Se da una parte gli adolescenti iniziano a sperimentare la sessualità – spiega la vice preside del Fermi Maria Laura Pavone, referente dell’educazione alla salute – in età sempre più precoce, non è detto che siano informati e pronti a gestire la dimensione affettiva. Spesso, anche dai temi o dalle loro confidenze lo percepiamo. Si sentono confusi. Abbiamo pensato che fosse importante, oltre allo sportello psicologico, costruire intorno a loro punti di riferimento sul territorio ai quali potersi rivolgere. Nel 2022 il progetto fu avviato in maniera sperimentale. In questo nuovo anno scolastico non solo lo riproponiamo ma abbiamo aderito anche a “Skilliamoci a scuola”, partito a settembre. In questo caso, nelle classi scelte, sono pure i docenti, otto in tutto, a formarsi con gli esperti e a organizzare poi lezioni strutturate e laboratori in classe sull’affettività e sulla relazionalità».

Ma l’attenzione a queste tematiche è presente in altri istituti con il Consultorio giovani che va a domicilio ad ascoltare i ragazzi anche, tanto per fare un altro esempio, all’Iti Marconi. «Sensibilizzare alle relazioni e alla sessualità è un compito – conferma il preside Pierluigi Robino – che perseguiamo aderendo agli stessi progetti. I ragazzi testimoniano, negli scritti e nelle domande che fanno l’esigenza di conoscere e di capire i cambiamenti che stanno vivendo. La scuola, come nelle altre discipline, deve sostenerli pure su questi aspetti».  

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