Falso succo di frutta biologico: da Ponsacco alla Campania, così veniva taroccata la bevanda per bambini
Al processo il testimone illustra come è stata scoperta la presunta frode: tra gli indagati anche Walter Buonfiglio, imprenditore vicino al Ponsacco calcio
SAN MINIATO. «Tra i documenti sequestrati c’era un ricettario per l’alterazione del succo di mela. Dal 2012 al 2016 le attività di adulterazione avvenivano in Campania dove preparavano una miscela di acqua zuccheri acidi e succo di mela. Su 25mila chili di prodotto, ha spiegato l’investigatore, «15 mila chili erano composti da una miscela di base, i restanti 10mila erano succo di mele scuro. Dalla metà del 2016 la centrale di adulterazione era stata trasferita in Serbia: abbiamo visto, attraverso le analisi, che veniva prodotta in questo caso una mera miscela di acqua e zucchero».
A riferire sull’esito delle indagini, ai giudici del secondo collegio penale, è stato chiamato dal pm Giovanni Porpora, Daniele Graziano dell’Ispettorato centrale repressioni frodi nell’agro alimentare che ha partecipato alle indagini su “Bad juice” insieme alla guardia di finanza. Una lunga inchiesta sulla presunta «commercializzazione di prodotti contaminati da pesticidi e spacciati per biologici. Prodotti dichiarati biologici ma invece erano adulterati con l’aggiunta di zuccheri estranei al frutto della mela». L’investigatore ha poi aggiunto che durante le perquisizioni a casa e nelle aziende degli indagati sono stati trovati documenti in cui venivano annotati gli “ingredienti”: «saccarosio, fruttosio, sorbitolo e acido citrico».
Nell’udienza dell’altro giorno sono stati analizzati anche i presunti rapporti tra i fratelli Walter e Giorgio Buonfiglio e Ciro Barba, imprenditore ed ex assessore del Comune di Nocera Inferiore e il valzer delle quote societarie e i rapporti tra le varie aziende che sarebbero coinvolte nell’adulterazione del prodotto. Infine è stato valutato il rapporto con un fornitore di mele, «che si era reso compiacente nelle false forniture di mele, attraverso la duplicazione di documenti di trasporto».
L’accusa per i 14 imputati è quella di aver creato un’associazione a delinquere finalizzata alla «vendita di prodotti realizzati con mele scadenti contaminate da pesticidi e tossine, e per questo nocivi e pericolosi per la salute dei consumatori, spacciandoli come prodotti provenienti da agricoltura biologica e comunitaria, da destinare anche al baby food». Il lavoro degli investigatori avrebbe permesso di dimostrare che i succhi di mela ottenuti in Serbia in sostanza venivano poi “ripuliti” per renderli conformi a quanto richiesto dalla normativa europea. Al centro di un più ampio gruppo di aziende c’era la Italian Food srl di San Miniato guidata dagli imprenditori Buonfiglio di Ponsacco con sede legale a Portici in Campania. A giudizio ci sono i fratelli Walter (ex amministratore delegato del Ponsacco calcio) e Giorgio Buonfiglio, di 57 e 53 anni, imprenditori, entrambi di Ponsacco, e titolari della Italian Food di San Miniato; Tiziana Poppa, 47 anni, di Calcinaia; Agostino Contursi, 58 anni, di Nocera Inferiore; Ciro Barba, 61 anni, di Nocera Inferiore; Maria Policastro, 48 anni, di Castelfranco di Sotto; Beatrice Caponi, 40 anni, di Pontedera; Franz Schweigkofler, 56 anni, residente in provincia di Bolzano ai vertici della Dolomiti Fruits prima delle dimissioni avvenute dopo il sequestro; Alessandro Cammelli, 57 anni, di Trento, detiene un altro 20% della società trentina e riveste il ruolo operativo di responsabile logistica e amministrazione; Martino Medri, 80 anni, imprenditore, titolare della Bagnarese Spa, residente in provincia di Ravenna; Mariateresa Oliva, 31 anni, di Nocera Inferiore; Alexander Ramovic, serbo, 32 anni, ritenuto uomo di fiducia in Serbia dei fratelli Buonfiglio; Stefano Mantoan, 54 anni, di Legnago, e Fabrizio De Santi, 57 anni, padovano, legali rappresentanti della Bio Areas.
Parti civili il Codacons e alcune aziende che ricevevano i prodotti considerati alterati nella composizione. «Per rendere presentabile il succo bio c’erano aziende che provvedevano a ripulirlo per poi riconsegnarlo, sulla carta impeccabile» ha ripetuto l’investigatore rispondendo anche alle domande dei difensori, oltre che del pm. Attività che sarebbe avvenuta a San Miniato nell’Italian Food e nella sede della Bio Toscana e nella Green profit Tuscany con sede a Fisciano (Salerno) .
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