Il presidio
Morte Marco Del Rosso, il tecnico del Comune di Pontedera si difende. «Ho messo quei blocchi di cemento, poi sono stato trasferito»
L’architetto comunale ha raccontato in aula la sua verità al giudice: il 30enne perse la vita alla fine di settembre del 2020 dopo aver festeggiato il suo compleanno
PONTEDERA. Sono trascorsi tre anni dalla morte di Marco Del Rosso jr, barman di 30 anni, che perse la vita in un incidente con l’auto andata a schiantarsi contro il new jersey di cemento che all’epoca il Comune aveva posizionato in via Veneto, vicino allo stadio e all’ingresso del villaggio scolastico. Davanti al giudice per l’udienza preliminare Eugenia Mirani avrebbero dovuto essere sentiti i consulenti delle parti che si sono occupati della ricostruzione dell’incidente mortale. L’imputato, un tecnico del Comune di Pontedera, dirigente del settore Manutenzioni, ha reso dichiarazioni spontanee per chiarire la sua posizione. «Ho seguito le fasi dell’installazione della barriera – queste in sintesi le sue dichiarazioni – ma dopo un mese sono stato trasferito e non ho più seguito la vicenda». L’udienza è dunque stata aggiornata di molti mesi, al 9 maggio dell’anno prossimo. L’architetto Roberto Fantozzi, 61 anni, di Casciana Terme-Lari, accusato di omicidio colposo, nell’udienza precedente aveva fatto richiesta di essere giudicato con rito abbreviato condizionato all’esame di tutti i consulenti delle parti e all’interrogatorio dell’imputato stesso. I tempi del processo sono destinati ad allungarsi.
Marco Del Rosso jr perse la vita nella notte tra il 25 e il 26 settembre 2020 al volante della sua auto. Morì sul colpo nello schianto contro uno dei blocchi di cemento all’altezza del villaggio scolastico. Aveva 30 anni e stava tornando a casa a Bientina dopo aver festeggiato il suo compleanno, insieme agli amici e ai colleghi, al Mandarino a Pontedera, locale dove lavorava da tempo. Ieri avrebbero dovuto essere sentiti i consulenti chiamati a chiarire se la collocazione dei new jersey fosse regolare.
Fantozzi è difeso dal professor Enrico Marzaduri e dall’avvocato Riccardo Carloni, mentre la famiglia della vittima dell’incidente mortale, che si è costituita parte civile, è assistita dal legale Alberto Marchesi.
All’architetto viene contestata la decisione di aver autorizzato la disposizione dei blocchi di cemento senza un’adeguata segnalazione, né protezione a tutela degli automobilisti. Un’opera pensata in origine per mettere ordine nel traffico, soprattutto degli autobus, al momento di entrata e uscita degli studenti. La decisione era stata presa dopo che sulla piazza davanti allo stadio c’era stato un gravissimo incidente in cui rimase coinvolto un minorenne, schiacciato da un pullman. Fin dai momenti successivi alla tragedia molti avevano avuto dubbi sui rischi legati alla barriera stradale, poi rimossa.
Quella notte il barman finì contro il blocco di cemento fratturandosi l’osso del collo. Il sostituto procuratore Fabio Pelosi contestata la collocazione dei new jersey «e l’assenza di protezioni dei blocchi di cemento» in mezzo a una carreggiata priva di segnaletiche sulla presenza dei divisori. La consulenza dell’ingegner Mario Panayotis Psaroudakis, nominato dalla Procura, sottolinea alcune mancanze a livello di sicurezza. Non aver sistemato, ad esempio, una sorta di protezione a livello della cuspide della barriera in cemento ha poi indotto il Comune a rivedere l’organizzazione del traffico in questo tratto di strada, dopo avere rimosso lo spartitraffico.
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