Pontedera porta il suo San Faustino in tour nelle parrocchie della città
Domani tappa della reliquia a Il Romito poi tante iniziative, processione l’8 ottobre
PONTEDERA. Dal 1801 San Faustino è stato eletto patrono di Pontedera. E dal 1968 la città, il secondo giovedì di ottobre, si riunisce intorno al Santo per omaggiarlo, in un evento che è tradizione, preghiera e radici. L'anno scorso la festa del patrono inaugurò una novità tutta locale. La reliquia, dopo un restauro completo voluto dalla Prepositura di Pontedera che in occasione dell'anno giubilare, promosse uno studio approfondito sui resti del santo, arrivò in battello dall'Arno e fu accompagnata in Duomo da una processione che richiamò tantissime persone. Stavolta la ricorrenza sarà ancora diversa. Perché l'idea è quella di abbracciare l'intera comunità. Per l'occasione non solo l'evento sarà prolungato nel tempo ma San Faustino partirà in tour per le cinque parrocchie cittadine che compongono l'unità pastorale.
Le tappe
Così domani e domenica i resti del ragazzino quattordicenne, proveniente dal nord Africa e diventato martire, come confermano le ferite causate da colpi violenti sul cranio, saranno ospitati nella chiesa de Il Romito. Il 23 e il 24 settembre in quella di San Giuseppe, il 30 settembre e il primo ottobre al Sacro Cuore ai Villaggi mentre il 5 ottobre toccherà alla frazione di Santa Lucia e il 6 a Madonna dei Braccini. «La reliquia – dice il preposto del Duomo don Piero Dini – si muoverà per coinvolgere ogni luogo di Pontedera. L'obiettivo è quello di far conoscere a tutti il patrono perché San Faustino è un simbolo di fede per l'intera città, quella religiosa ma anche quella laica». In onore dell'eroico cristiano vissuto nel Trecento si respira insomma aria di socialità e convivialità. La sua presenza non riguarda più solo gli uomini e le donne di chiesa. L'invito ad incontrarlo perché sia d'esempio nella quotidianità è rivolto a tutti i pontederesi.
I motivi e la storia
È un rituale senza tempo, tra curiosità e sacralità, che anticiperà la vera celebrazione, quella del 12 ottobre, guidata dall'arcivescovo di Pisa monsignor Giovanni Paolo Benotto. «L'intenzione che ci ha spinto a programmare l'inizio degli appuntamenti in onore di San Faustino diverse settimane prima rispetto alla data esatta – continua don Dini - è proprio quella di non trascurare nessuna zona della città. Il messaggio che vogliamo lanciare sottolinea l'unione che ci lega».
Era il 1660 quando le spoglie mortali di San Faustino, estratte dal cimitero romano di San Ciriaco furono consegnate ai pontederesi. Ma della sua esistenza non si è saputo mai molto fino all'anno scorso quando le ricerche di Francesco Mallegni, antropologo, cavaliere al merito della repubblica italiana e docente in pensione dell'Università di Pisa, di pari passo con la restaurazione dello scheletro, hanno dipanato la nebbia dei dubbi e delle leggende che nei secoli si erano accumulate intorno a questo personaggio.
«Dobbiamo imparare – spiega il preposto – a vivere questi momenti con spirito di apertura, generosità e accoglienza. San Faustino rappresenta una forte testimonianza, l'esempio di un ragazzo che si è sacrificato in nome dei suoi valori. C'è bisogno di riscoprire il dono degli altri e per gli altri».
Il cero e la pace
Non a caso si inserisce a pieno titolo nel calendario delle iniziative diffuse, la festa del volontariato, fissata sabato 7 ottobre quando le associazioni cittadine potranno installare nelle vie del centro degli stand o dei gazebo per illustrare le proprie attività. «San Faustino ha dato la vita e ognuno di noi è un po' volontario», conclude don Dini. Domenica 8 poi ci sarà la processione. «Non sarà però il santo a salpare con il battello. San Faustino – specifica il preposto – ci aspetterà in Duomo. Saremo noi ad andare a rendere omaggio». Dal fiume, dall'approdo ad Arnera arriveranno i sacerdoti e i membri dell'amministrazione comunale che offriranno un cero alla reliquia.
«Anche i rappresentanti delle associazioni culturali, sportive, musicali e di volontariato potranno portare un oggetto che li caratterizza. Un segno di incontro, di amicizia e sinergia tra realtà diverse ma presenti nella stessa città. Di fatto la festa del patrono è l'opportunità per ritrovare – aggiunge don Massimiliano Garibaldi - il senso di appartenenza alla nostra comunità. E in quest'ottica, nelle settimane precedenti e successive al 12 ottobre ci saranno pure tornei di calcio, basket, pallavolo, presentazione di libri e altre proposte per stare insieme». Senza dimenticare una riflessione sulla pace. Sabato 14 ottobre sarà celebrata in Duomo una messa con la comunità cattolica ucraina di rito bizantino.
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