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Addetti ai musei, a Volterra piano del Comune per salvare 30 precari

di Andreas Quirici
Addetti ai musei, a Volterra piano del Comune per salvare 30 precari

Il timore è che le ore di apertura dei centri espositivi calino e che non ci sia tutela per i lavoratori non dipendenti dell’amministrazione comunale

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VOLTERRA. Un milione e trecentomila euro è il costo che, più o meno ogni anno, il Comune di Volterra affronta per gestire i musei e i luoghi d’interesse della città etrusca. E che anche in futuro dovrebbe rimanere tale a fronte di un appalto da circa 620mila euro che è in corso di aggiudicazione e che sta creando tante polemiche per via delle proteste da parte della Cgil e dei 30 lavoratori che operano in appalto nel delicato settore culturale. Si teme, in sostanza, che le ore di apertura dei centri espositivi calino e che non ci siano tutela per gli addetti non dipendenti dell’amministrazione comunale. Palazzo dei Priori ha un piano per cercare di dare torto ai propri detrattori che l’altro giorno, durante lo sciopero con tanto di presidi alla pinacoteca, al museo Guarnacci e in piazza dei Priori, hanno contestato l’assessore alle culture, Dario Danti, che si era presentato per spiegare la posizione dell’amministrazione comunale.

Il piano dipende dalle entrate derivanti dall’acquisto dei biglietti che l’anno scorso sono state di quasi 780mila euro, mentre a metà agosto di questo 2023 hanno superato la cifra di 950mila euro, anche grazie all’aumento del costo dei biglietti d’ingresso. Considerato che non si sta entrando nell’alta stagione, ma che dopo un luglio molto negativo, il mese di settembre sta facendo recuperare terreno, c’è la speranza che si possa raggiungere un valore rilevante, probabilmente superiore al milione di euro. Ma che, comunque, non basta a coprire le spese anche solo per tenere aperti i musei di Volterra.

«Difficile che il settore culturale di una città sia in pareggio o in utile – dice il sindaco Giacomo Santi –. Si sa che occorrono piani di equilibrio per gestire un patrimonio importante come quello presente nella nostra realtà. L’appalto in corso di aggiudicazione ha un valore doppio dal punto di vista economico rispetto a quello del 2015. Ma noi, ogni anno, abbiamo trovato le risorse per gestire le strutture e il personale. Così faremo anche questa volta».

Non è chiaro come, ma è sicuro che le spese non coperte dal costo dei biglietti d’ingresso ai luoghi d’interesse del colle etrusco saranno individuati dalla spesa corrente, data essenzialmente dall’Imposta municipale unica, l’Imu sulle seconde case, tanto per intenderci. Una tassa già di per sé contestata e sempre motivo di polemiche che, ovviamente, non può essere aumentata se non a fronte di situazioni davvero complicate. E la vicenda degli addetti ai musei che operano tramite ditte in appalto non sembra rientrare in questa casistica.

Difficile anche dire quante risorse aggiuntive alle entrate derivanti dagli ingressi ai musei serviranno. Mano a mano che ci si avvicinerà alla fine del 2023, momento in cui l’amministrazione comunale sarà chiamata a scrivere e approvare il bilancio di previsione per l’anno prossimo, si cercheranno le risorse nelle cosiddette pieghe di bilancio.

Uno scenario che non piace a sindacati e lavoratori che chiedono impegni nero su bianco a chi amministra Volterra. E che, evidentemente, al momento non può fornire rassicurazioni più concrete e precise.

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