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Tra marmellate, nocino e ceri: il monastero delle benedettine ha bisogno di aiuto
San Giuliano Terme, con le offerte dei fedeli è stato possibile realizzare solo in parte gli interventi necessari sulla copertura. Partita una raccolta fondi
SAN GIULIANO TERME. Via Ernesto Che Guevara, 104. L’unico monastero rimasto nella diocesi di Pisa è proprio lì, all’incrocio fra la strada intitolata all’eroe della rivoluzione cubana che collega la città a Pontasserchio e via Santa Rosa che conduce ad Arena Metato. Paradossi e curiosità della toponomastica a parte, un’oasi di verde e silenzio fra cipressi e cedri che fa quasi da contraltare al via vai delle auto che sfrecciano sulla vicina strada provinciale. È dedicato a Santa Maria Madre della Chiesa e San Benedetto, ma ad Arena Metato e Pontasserchio, e anche oltre, è conosciuto semplicemente come il «monastero delle benedettine» dal nome delle monache di clausura che lo abitano dal 1969, ossia da quando, subito dopo l’inaugurazione vi si trasferirono le due comunità monastiche benedettine di Empoli e di Pisa, per intendersi quella che dalla fine del 1300 fino all’immediato dopoguerra hanno vissuto nell’ormai ex monastero di Piazza San Paolo a Ripa d’Arno, in lungarno Sonnino. Nel chiostro e nelle sale del convento, e sotto quegli alberi, hanno trascorso almeno un pomeriggio migliaia di bambini e adolescenti pisani: per i ritiri di preparazione alla comunione o alla cresima ma anche per momenti di riflessione e approfondimento dei gruppi giovanili delle parrocchie pisane. Con i frutti dell’orto lì si producono anche marmellate, limoncello e nocino, ma si realizzano anche icone, presepi fatti a mano, ceri pasquali, candele e altri oggetti di artigianato liturgico. «Facciamo pure dei corsi – racconta la badessa madre Laura Natali – il 30 agosto ne partirà uno di 5 giorni dedicato proprio all’iconografia e poi ne organizziamo anche altri sulla scultura del legno».
Un monastero, insomma, dalle fondamenta solide, sia materiale che spirituali, nonostante la crisi delle vocazioni che ha ridotto ad otto il numero delle monache, senza più nessuna delle 36 che avevano dato inizio alla comunità alla fine degli anni Sessanta. Ma dal tetto molto fragile. «Il problema sono soprattutto le infiltrazioni d’acqua penetrate dai lucernari che hanno ammalorato anche parti delle coperture con cedimenti di calcestruzzo tanto che uno dei primi interventi che abbiamo fatto è stata proprio la rimozione delle parti pericolanti per evitare ogni possibile rischio per le persone» spiega madre Natali, 66 anni, un dottorato in teologia monastica all’ateneo benedettino di Sant’Anselmo a Roma e un passato da docente dello stesso ateneo dove ha insegnato fino al 2012. Tutto, o quasi, riposto nel cassetto. Dal 2005 è badessa ad Arena Metato, 18 anni che equivalgono quasi a un corso di ingegneria edile. «Purtroppo questo monastero risente un po’ dell’usura del tempo e soprattutto del fatto che, quando fu costruito, rimase senza intonaci perché sostanzialmente erano finite le risorse: mattoni e pietre sono a vista non certo per una scelta estetica o architettonica» sorride. Il primo intervento ha riguardato la messa in sicurezza e la ristrutturazione del campanile della chiesa. «Subito dopo abbiamo cominciato ad occuparci del tetto: dopo averlo messo in sicurezza, siamo riusciti a ristrutturare tutto il lato nord del chiostro, ma non mi chieda come perché non saprei dirle davvero dirle come abbiamo fatto a reperire le risorse» dice divertita. Mutui non ne hanno fatti, «non volevamo indebitare il monastero – racconta – così ogni anno, in base alla risorse che abbiamo a bilancio, che arrivano sostanzialmente dalle offerte che ci lasciano i fedeli e dai lavori artigianali che facciamo, decidiamo di stanziarne una buona parte per i lavori che servirebbero». Così sono stati risistemati i solai che cedevano e almeno un lato del chiostro è stato rimesso a posto. Gli altri tre, però, necessitano di interventi urgenti, anche per evitare che il trascorrere del tempo e le ulteriori infiltrazioni, deteriori ancora di più la costruzione. A spanne, per completare l’intervento, occorrerebbero circa 100mila euro.
Per aiutare e sostenere le spese per i lavori ancora necessari è possibile inviare un contributo direttamente alla comunità monastica utilizzando l’iban IT29M0503425350000000002312 intestato a Monastero Santa Maria Madre della Chiesa e San Benedetto.
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