Meteo
Moreno, lo storico macellaio dice “basta” dopo 54 anni: «Zero offerte per la mia attività»
La Rotta, frazione di Pontedera, perde la bottega aperta nel 1969: «Da apprendista alla Coop a negoziante. Porto con me tanti ricordi»
PONTEDERA. Dopo 54 anni Moreno Bernardini saluta La Rotta. Ha chiuso la storica macelleria in via Solferino aperta dal lontano 1969. La crisi questa volta non c’entra ma comunque non cambia l’effetto.
Un misto di malinconia e stupore che i tanti clienti, soprattutto quelli meno giovani che hanno più problemi a sostarsi in città, si portano dietro da quando si è abbassata definitivamente la saracinesca del regno della carne, delle costine, delle salsicce speziate, lasciando il paese orfano di pregiati salumi artigianali e dei prodotti tipici del territorio.
«Ho iniziato a lavorare come apprendista alla Coop, nei locali davanti alla Posta, che avevo solo 14 anni. Poi a 17 – racconta il titolare, classe 1946, rottigiano doc – mi sono trasferito nel negozio proprio vicino al mio. Nel 1969 ho deciso di mettermi in proprio. Ho acquistato il fondo e ho aperto la mia macelleria».
Da allora non c’è stato un solo giorno in cui Moreno non abbia servito gli abitanti della frazione, con gentilezza e disponibilità. Imparando i loro gusti e le loro abitudini culinarie. Stuzzicando la loro curiosità con quelli che lui stesso definisce, i sapori di una volta. Perché in oltre mezzo secolo di onorata carriera Moreno ha ampliato la sua attività di macelleria partendo dalla collaborazione e dagli insegnamenti di un altro protagonista delle trazioni paesane, Maro Barsotti. «Con lui ho cominciato a produrre – dice Moreno – insaccati e prodotti di norcineria che sono diventati talmente rinomati che, negli ultimi tempi, li vendevo in tutta la provincia ma avevo richieste anche da aziende di Torino e Milano».
Una pluriennale esperienza maturata durante decenni di professione, una capillare conoscenza dei vari cicli di maturazione, una precisa scelta delle materie prime che, nel rispetto delle operazioni artigianali, sono riuscite a soddisfare i palati più raffinati. «Due quintali di salsicce al mese – elenca il macellaio – e poi la soppressata, i fegatelli. Insomma cibi di alta qualità che mi hanno davvero reso orgoglioso». Ma alla fine è arrivato il momento di dire basta. «Ho incominciato a fare questo mestiere da ragazzino e sarei potuto andare in pensione già da un bel po’ di tempo. Ho tirato avanti perché per me è stata una grande passione e un sogno realizzato, quello di diventare proprietario di un negozio tutto mio. Non solo. Grazie all’aiuto di Maro, al passa parola, ai legami e alle relazioni che ho intessuto con la gente, negli ultimi periodi c’era tanto da fare e decidere di smettere è stata una scelta difficile. Ho posticipato la fine ma ora ci siamo. Ringrazio tutti dal profondo del cuore», aggiunge Moreno. E ovviamente con la chiusura della macelleria si chiude anche una pagina della storia rottigiana, partita con coraggio negli anni Sessanta e proseguita con altrettanta tenacia. Termina un’avventura che non è stato neppure possibile tramandare. «I miei figli – spiega – hanno trovato la loro strada. Uno ha una cartoleria, l’altro un’officina e, ad oggi, nessuno si è mostrato interessato ad acquistare il fondo o a proseguire l’attività». Così il macellaio dai modi garbati e con un sorriso accogliente si gode il meritato riposo. «Porterò con me i ricordi e mi dedicherò ai miei hobby», conclude.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
