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Vetro per l’asfalto dai rifiuti: Realacci plaude Peccioli
Il presidente onorario di Legambiente: «Modello da seguire»
PECCIOLI. «Ho sempre trovato quella di Belvedere Spa un’esperienza esemplare e di grande interesse. Nessuno è perfetto e nel percorso si poteva e si potrà fare sempre meglio. Ma Bob Marley diceva che “le cose più belle non sono perfette, ma sono speciali”». Alla vigilia del convegno sull’Economia circolare, che porterà martedì a Peccioli molti protagonisti del mondo della green economy e della politica per la presentazione del nuovo impianto di ossidazione termica con tecnologia flameless, l’ex deputato e attuale presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci, plaude il modello-Peccioli e lo indica come esempio da esportare per la gestione dei rifiuti.
Secondo l’attuale presidente onorario di Legambiente, «la maniera in cui il sindaco Renzo Macelloni, e chi ha lavorato con lui, ha affrontato un tema delicato come una bonifica di una discarica “classica”, trasformandola in una discarica modello e con una forma di partecipazione avanzata dei cittadini, e dall’altra come centro di avanzamento e di sperimentazione, è un unicum a livello nazionale. È quello che sta accadendo adesso con il biometano (in questo caso l’impianto è ormai in dirittura d’arrivo, ndr) e con l’ossicombustione. Sono queste le strade per utilizzare meglio i rifiuti che non sono recuperabili in nessuna altra maniera. E sono queste le strade per alleviare, per quanto possibile, la nostra domanda di energia spostandola su terreni che la rendono meno impattante sull’ambiente, che producono meno Co2 e che ci parlano di un futuro che è migliore».
Il progetto definitivo del nuovo impianto (da sottoporre a Valutazione di impatto ambientale) – al quale ha lavorato un team formato da decine di tecnici – che sarà svelato martedì è basato su un particolare processo di ossidazione termica mediante una tecnologia di combustione senza fiamma e riguarda quei rifiuti che attualmente non possono essere recuperati e sono destinati alla discarica. Grazie a questa innovativa tecnologia, saranno prodotte delle palline di vetro, materiale che va a ruba sul mercato dell’edilizia, per la produzione di asfalti o terreni drenanti.
«So che, come sempre, ci saranno polemiche – sottolinea Realacci – che vanno sempre ascoltate. Ma, per mia esperienza, poi le cose bisogna farle e farle bene. Non fare niente, però, in molti settori, è il danno peggiore per l’ambiente. Vale in molti ambiti, come nelle rinnovabili. Quando penso a cosa l’Italia non deve essere mi viene in mente parte della Sardegna che, dopo aver sperperato enormi quantità di denaro pubblico inseguendo il mito del carbone sardo, adesso si sta opponendo a tutte le forme di energie rinnovabili. Quelle che, invece, potrebbero generare occupazione, sviluppo e potrebbero rendere tranquillamente un territorio autosufficiente dal punto di vista energetico. Esempio simile vale nel campo dei rifiuti. Io vivo in una città, Roma, che non è riuscita a dotarsi di un sistema di smaltimento della frazione umida. Pur essendo il più grande comune agricolo d’Italia fa girare la frazione umida in mezza Italia con costi enormi, inefficienze e un aggravio di pressione sull’ambiente. Non è questa la strada che viene affrontata, invece, a Peccioli e che discuteremo al convegno del prossimo 27 giugno. In futuro dobbiamo partire da una riduzione delle quantità di rifiuti prodotti e da un recupero più spinto possibile e qui la Toscana può fare anche meglio».
Partendo dal modello-Peccioli: «Mettere in rete e utilizzare esperienze come quelle della Belvedere Spa, che ora guarda di nuovo al futuro, in grado di abbinare partecipazione e buona gestione economica dei processi con un miglioramento della qualità della vita dei cittadini e dell’ambiente – conclude il presidente della Fondazione Symbola, che attraverso ricerche, eventi e progetti racconta aziende e istituzioni che migliorano il Paese puntando su innovazione e sviluppo, bellezza e creatività, capitale umano e territorio – è sicuramente la via giusta per l’ambiente, i territori e le comunità».
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