Meteo
Pontedera, il manifesto Pro Vita fatto rimuovere dalla famiglia torna in città con le vele
Il dribbling dell’Associazione Pro Vita dopo l’ordinanza dal Comune. L’interesse è di diffondere il messaggio anti-gender nelle aree vicino alle scuole
PONTEDERA. Ci hanno provato con il manifesto e il Comune lo ha fatto togliere. Ora “Pro vita e famiglia” torna alla carica con le affissioni mobili montate su camion che girano per Pontedera e provincia. Sono partiti ieri ed è la mossa successiva dopo il ricorso al Tar presentato dalla onlus contro l’ordinanza del Comune che, a ottobre, aveva consentito la rimozione del cartellone in piazza Alberto Dalla Chiesa, in zona stazione. Sui camion sono allestiti maxi cartelli identici a quelli della contesa di qualche mese fa. Protagonista il volto di un bambino imbronciato accanto a un fiocco rosa e a un rossetto. Uno slogan: #stopgender. E una frase, su sfondo nero: “Basta confondere l’identità sessuale dei bambini”.
«Visto che i manifesti che abbiamo fatto affiggere ci sono stati rimossi, abbiamo optato per una nuova soluzione. È una forma di difesa», spiega Donatella Isca, referente locale e regionale di Pro vita e famiglia. Il messaggio circola insomma per le vie pontederesi, così da mappare la città ma soprattutto alcune aree, come quelle delle scuole, ritenute più significative per veicolare queste riflessioni. «Il bombardamento ideologico in chiave gender a discapito dei bambini – dice Isca – prosegue senza sosta nella società attuale. Sempre più spesso assistiamo a progetti Lgbtqia+, che fanno riferimento alle persone lesbiche, gay, transgender e queer, nelle scuole di ogni ordine e grado, all’introduzione della Carriera Alias ma anche a messaggi gender e sulla sessualità fluida in programmi televisivi e sui social. Per questo abbiamo voluto replicare la campagna che proseguirà nei prossima giorni. Non è possibile assecondare questo sistema di pensiero ideologico che mina nel profondo la verità della persona umana, specialmente quando è usato sui giovani che costituiscono il futuro della nostra società».
L’idea è quella di sensibilizzazione «perché professare di essere dalla parte dei diritti – continua la referente – non significa negare la realtà e trincerarsi dietro termini che confondono ed evidenze che non hanno niente di scientifico». Così in attesa di sapere l’esito del ricorso al Tar, dopo il flash mob di protesta promosso da Pro vita e famiglia in seguito all’eliminazione del manifesto, la querelle rinasce in città. E ancora una volta la prima ad attivarsi è l’assessora alle politiche di genere del Comune Carla Cocilova, che non cambia di una virgola la sua posizione.
«Restiamo convinti – ribadisce l’assessora – di aver compiuto, nel rimuovere i manifesti, un atto a tutela dei diritti di tutti. Già allora argomentammo la decisione con norme e riferimenti giuridici che esistono e che devono essere attuati. Per il ricorso al Tar vedremo ma la nostra posizione non cambia. Quello che queste campagne sostengono sono falsità. Nessuno vuol confondere l’identità sessuale dei bambini. L’educazione alla diversità è un’altra cosa, nell’ottica dell’inclusione e dell’accoglienza per evitare episodi di bullismo e prevaricazione fisica e verbale che purtroppo si verificano. D’altra parte la libertà di parola, di espressione e di pensiero non può ledere elementi universali. Ma sono preoccupata del clima che stiamo respirando, con queste tipologie di attività che viaggiano sulla falsa riga del modello ungherese dove l’omosessualità viene equiparata alla malattia. Tutto questo è inaccettabile e ci opporremo. Ognuno di noi ha diritto alla dignità e al rispetto, di essere e di amare chi vuole. E proprio la scuola è il luogo dell’uguaglianza e della parità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
