Il presidio
Pontedera, botte dopo il sesso ai giardinetti: operaio condannato a 3 anni
L’incontro con una prostituta trovata sul web, la lite violenta per riavere i soldi
PONTEDERA. L’accusa di rapina è stata derubricata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Sono rimaste le contestazioni di violenza sessuale – la donna è stata ritenuta credibile – e di lesioni – ci sono i referti del pronto soccorso – nel processo a carico di un operaio che paga caro un’avventura hot propiziata dalle ricerche online su siti per adulti.
L’incontro di sesso a pagamento ai giardinetti, concluso in lite tra cliente e prostituta, si è tradotto in una condanna a 3 anni e 2 mesi (pm Sisto Restuccia) per un 45enne residente nel comprensorio del Cuoio. Difeso dagli avvocato Francescopaolo Arnò e Filippo Frangioni, l’imputato è stato creduto nella sua tesi difensiva riguardo alla rapina, mentre sul resto ha avuto credito la versione della donna, formale residenza a Pontedera, che non si è costituita parte civile. Operaio, incensurato, l’uomo non farà appello e chiederà di scontare in detenzione domiciliare la condanna usufruendo dei permessi per recarsi al lavoro.
La storia finita in Tribunale era iniziata con un appuntamento a luci rosse. L’uomo aveva letto un’inserzione su un sito dedicato a offerte hard e aveva concordato con l’inserzionista contattata il luogo in cui si sarebbero visti. L’episodio si svolse in pochi minuti la sera del 13 novembre dello scorso anno. Si erano visti davanti alla Farmacia Comunale 2. Dopo aver concordato luogo e prezzo, si erano appartati nei giardinetti poco distanti.
Lei aveva chiesto 40 euro, lui gliene aveva dati 50. Durante il rapporto, avvenuto in una zona riparata, ma non chiusa del tutto, alcuni passanti avevano disturbato involontariamente con la loro presenza il rendez vous hard. La donna non se l’era sentita di proseguire e aveva detto basta. Il 45enne a quel punto aveva sostenuto che non aver consumato voleva dire anche riprendersi i soldi. Ne era nata una lite con spintoni e anche di peggio nel tentativo dell’uomo di afferrare la borsa per riavere i 50 euro. Le urla della donna e lo scontro fisico avevano attirato un testimone. «Stai zitta perché sono già stato in carcere» sarebbe stata l’intimidazione per piegarla al silenzio. Lei era andata in ospedale dove i medici l’avevano dimessa con 15 giorni di prognosi. Lui era finito agli arresti domiciliari dopo l’intervento dei carabinieri. Ora la condanna che non sarà appellatal
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