«Mai più da solo»: così La Serra dice addio a Pietro, morto per un malore a 30 anni
San Miniato, la famiglia, gli amici e i compagni di squadra sono ancora sotto choc per la scomparsa del trentenne di Ponte a Egola
SAN MINIATO. La maglia numero 13 della sua squadra, l’affetto dei suoi familiari, dei suoi compagni, dei suoi amici, dei suoi colleghi e dei volontari della Misericordia di San Miniato, di cui il padre Ivano è coordinatore per le emergenze boschive: nessuno spazio sarebbe bastato per raccogliere la commozione per la prematura e improvvisa scomparsa di Pietro Fanfani, morto martedì a seguito di un malore che l’aveva colpito nella sua casa di Ponte a Egola nei giorni scorsi.
Pietro, 30 anni di La Serra, lavorava alla Ferramenta Salvadori di Santa Croce sull’Arno ed era un vulcano di vita. Il suo funerale è stato celebrato ieri mattina nella chiesa di San Pietro a Balconevisi: sulla bara la sua maglia rossoverde numero 13 dell’As La Serra, coi compagni i cui occhi lucidi e rossi dal dolore parlavano più di qualsiasi parola. Lo hanno anche portato a spalla al cimitero – dandosi il cambio coi volontari della Misericordia – proprio per dimostrargli quel senso di squadra che con Pietro c’era in campo e fuori. Gli hanno inoltre dedicato uno striscione a fine cerimonia, dopo che il feretro era uscito dalla chiesa accompagnato da un lungo applauso che ha lasciato brividi e lacrime per tutti i presenti. “Non camminerai mai più da solo. Ciao Pietro fratello rossoverde”, queste le parole sullo striscione.
La piccola chiesa di Balconevisi si è riempita completamente e altrettanta gente è rimasta fuori ad attendere l’uscita della salma, che ha trovato riposo e accoglienza al vicino cimitero. Don Simone Meini – parroco della Valdegola – ha provato con le sue parole a dare quell’irraggiungibile conforto alla madre Lucia, al padre Ivano, al fratello Aldo e alla moglie Evelin. Conscio – anche lui – di essere dinanzi a una missione impossibile: «Non abbiamo risposte che ci diano gioia, siamo uomini. Io posso soltanto dire che Dio non avrebbe voluto la sofferenza di nessuno di noi. E tutto ciò che opera, lo fa per la nostra salvezza e la vita eterna. Per questo preghiamo tutti assieme affinché il Signore possa accogliere Pietro e possa consolare il nostro pianto, il nostro dolore e la nostra sofferenza, che non trovano ragione». A don Simone si è affiancato padre Stefano, frate conosciuto dalla famiglia Fanfani in un viaggio in Palestina, che ha tentato di accarezzare con parole dolci e piene di attenzione e affetto i familiari, immersi in un inconsolabile lutto.
Per loro adesso inizia il periodo più difficile, quello che li costringerà a convivere con l’assenza terrena di Pietro, ad appigliarsi a foto e ricordi per non cadere nell’abisso del dolore. E sicuramente tutti coloro che avevano imparato ad apprezzare Fanfani, riusciranno a far sentire chi amava Pietro meno solo.
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