Il Tirreno

Pontedera

Il lutto

Muore a 30 anni dopo un malore, i ricordi: «Era un fratello per tutti noi»

di Nilo Di Modica
Muore a 30 anni dopo un malore, i ricordi: «Era un fratello per tutti noi»

San Miniato: l’addio a Pietro Fanfani, colto da malore sabato nella sua abitazione di fronte alla moglie. Il decesso dopo tre giorni di ricovero in terapia intensiva all’ospedale di Empoli

3 MINUTI DI LETTURA





SAN MINIATO. Una comunità sotto choc per un «ragazzo d’oro» che non c’è più. Pietro Fanfani, 30 anni di La Serra era stato colpito da un malore sabato pomeriggio. Da qui il ricovero in ospedale e poi martedì il decesso. Una tragedia che si è abbattuta sulla piccola comunità della frazione di San Miniato, costretta a salutare uno dei suoi più giovani componenti.

Nato e cresciuto nel paese ma da cinque anni residente con la moglie Evelin Torres Campo a Ponte a Egola, Fanfani si è sentito male nel primissimo pomeriggio di sabato, accasciandosi sulla porta di casa. È stata la moglie a dare l’allarme e a chiamare il 118.

Dopo averlo rianimato i soccorritori l’hanno trasportato all’ospedale San Giuseppe di Empoli dove Pietro è rimasto in terapia intensiva fino alla sua morte.

«In questi giorni ci avete visto strani, con gli occhi gonfi, quasi assenti, ma il nostro pensiero era continuamente a Pietro. Speravamo, credevamo tutti insieme di poterlo rivedere presto – è il messaggio straziante consegnato ai social dal profilo della Ferramenta Salvadori di Santa Croce, dove il giovane lavorava ormai da tre anni –. Purtroppo non è stato cosi».

Il trentenne, oltre a essere dedito a famiglia e lavoro, era molto attaccato al suo paese dove per anni aveva giocato nella squadra di calcio locale, l’Asd La Serra. Fanfani era infatti un grande appassionato di sport, e non solo di pallone.

«Ne seguiva parecchi in tv – raccontano gli amici – E aveva anche una grande passione per gli scacchi». Anche il basket che di tanto in tanto andava a vedere dal vivo, era fra i suoi grandi amori. «Aveva cominciato con noi, a 19 anni – ricorda Maurizio Morelli, storico allenatore de La Serra –. Con la sua scomparsa siamo veramente tutti più poveri in questa frazione. Era per tutti noi l’amico, il fratello più piccolo a cui potevi dire tutto. Era il giocatore, era il dirigente, era il segnalinee, era quello che non diceva mai di no a nessuno».

Nell’ultimo periodo, infatti, Pietro aiutava la squadra facendo il guardalinee. Infatti, una serie di accertamenti medici lo avevano obbligato a fermarsi e a non scendere più in campo con maglietta, pantaloncini e scarpe da gioco.

Incolmabile il vuoto che la morte di Pietro lascia nei familiari molto conosciuti. Il padre Ivano lavora nell’enoagricola Menichetti di Fucecchio ed è anche volontario coordinatore dell’antincendio boschivo. La madre Lucia Bellesi è titolare di un negozio di parrucchiere proprio a La Serra. I due sono stati colpiti dalla tragedia mentre si trovavano in vacanza all’estero. Il 30enne lascia anche Aldo, il fratello più giovane di cinque anni che ha giocato anche lui nella squadra del paese. Risale a cinque anni fa il matrimonio con il grande amore della sua vita, Evelin, originaria di Cuba.

Fra coloro che lo ricordano con grande affetto anche i colleghi di lavoro di Santa Croce, che questa mattina abbasseranno la saracinesca in segno di lutto per poter partecipare alle esequie. «Se chiudiamo gli occhi sembra quasi di vederlo in mezzo agli scaffali – dicono il collega Thomas e Alessandro Salvadori, titolare della ferramenta –. Era una di quelle persone disponibili e anche sul lavoro perennemente esemplari, anche in quelle tante situazioni di difficoltà in cui ci si può trovare lavorando al pubblico. Una garanzia». 


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web