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Intitolata al partigiano. Modesti la via per il nuovo centro sanitario
Il figlio e medico in pensione spera che la cerimonia sia fatta il 25 aprile
PONTEDERA. Aveva appena 19 anni quando scelse la Resistenza e per tutti diventò il partigiano Beppe. Pontedera ricorda Vicinio Modesti, il suo coraggio e il suo grande impegno civico, intitolandogli la via che porta alla palazzina della Pubblica Assistenza con all’interno il nuovo centro medico che sarà inaugurato a breve. Perché se per vedere aperto e funzionante il maxi centro sanitario che sta nascendo sul retro della sede attuale in via Profeti, vicinissimo al Polo Dino Carlesi bisognerà aspettare ancora un mese, è già comparso il cartello indicatore dedicata all’artista pontederese.
Al momento è ricoperto con adesivo e il nome è nascosto. Ma qualche giorno fa era bene in vista tanto che la notizia della nuova via Vinicio Modesti è circolata tra i cittadini ed è arrivata la foto dell’insegna anche sul cellulare dei figli. «È stata una bella notizia. Quando l’ho saputo da amici che passando di lì hanno notato la toponomastica – dice Andrea Modesti – sono stato molto felice. Il sindaco Matteo Franconi, in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, quando celebrammo la storia di mio padre al Museo Piaggio aveva annunciato che avrebbero intitolato la strada del Polo Dino Carlesi con il nome di mio padre. Ed ora è realtà».
Così, non solo Pontedera non dimentica, protegge e diffonde la memoria di un illustre cittadino ma lo fa avvicinando due personaggi che si sono conosciuti, incontrati e confrontati in molti contesti. «Mio padre e Dino – racconta Modesti – sono cresciuti insieme, sono stati amici. Diversi erano gli aspetti che li accomunavano. Dall’esperienza della guerra, vissuta da mio padre come comandante partigiano e da Carlesi come ufficiale, all’arte. Artista e direttore di scuole prestigiose di ceramica l’uno, critico e scrittore l’altro. E poi l’aver vissuto lo stesso periodo di fermento e voglia di ricostruzione che caratterizzava Pontedera nella metà degli anni Cinquanta. Fra tutti gli eventi culturali che hanno condiviso ne rammento uno con grande piacere, il premio Città di Pontedera. In quel periodo era un’iniziativa importante con riconoscimenti in denaro sostanziosi e mostre sulle opere dei partecipanti alla scuola Pacinotti. Con ruoli differenti e da punti di vista opposti, sia mio padre sia Dino Carlesi ne erano protagonisti».
Una scelta azzeccata allora, gesti simbolici che si trasformano in fiamme di memoria per chi non c’è più e di scintille di storia da conservare per chi resta. Un modo insomma per ricomporre un mosaico tra aneddoti, paure, momenti di estrema forza che posero le fondamenta dell’Italia repubblicana. Racconti che Vinicio Modesti provò sulla propria pelle quando nel novembre del 1943 si unì alle Brigate Garibaldi e si nascose nei boschi tra Volterra e Massa Marittima. Un’esperienza descritta in un diario durante quei giorni di guerra. Stanchezza, accerchiamenti, uccisioni che dopo decenni i figli Andrea, Leonardo e Luca, tutti e tre medici pontederesi molto conosciuti, hanno riscoperto in fogli vergati a mano e in bobine registrate dal padre e conservate dalla madre, che poi hanno pubblicato grazie alla consulenza di Stefano Gallo, ricercatore del Centro nazionale ricerce (Cnr) e direttore scientifico dell’Istituto della Resistenza di Pisa. «Nostro padre – continua Andrea – è morto nel 1968. Con noi figli non parlava mai delle sue vicende da partigiano. La famiglia fu sottoposta a una serie di soprusi e lui attraversò battaglie atroci. I fantasmi del passato ritornano nelle sue sculture, nei disegni, ma la sua testimonianza di libertà va alimentata altrimenti si corre il rischio che scompaia e che non sembri più nemmeno accaduta. Spero che l’intitolazione a Vinicio di una via molto frequentata da giovani tenga vivo il ricordo e rimandi alla speranza di un futuro migliore. In fondo è per questo che i partigiani combattevano. Sarebbe bello che potesse seguire una cerimonia proprio per il 25 aprile».
E, con molto probabilità, per quella data, anche la nuova struttura della Pubblica Assistenza, costata 3,3 milioni, sarà pronta per essere inaugurata. «Abbiamo dovuto posticipare l’apertura di qualche settimana – spiega il presidente della Pubblica Assistenza Claudio Ciabatti – perché proprio mercoledì attaccheranno la corrente e dovremo collaudare i macchinari. Questi aspetti tecnici richiedono tempistiche improrogabili. Per il resto all’interno è tutto completato, compreso l’ascensore».
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