Il Tirreno

Pontedera

L’operazione della Dda

Antimafia, azienda confiscata a Terricciola: il legame con la cosca Gallace e gli affari nei cantieri stradali

di Pietro Barghigiani
Antimafia, azienda confiscata a Terricciola: il legame con la cosca Gallace e gli affari nei cantieri stradali

Colpito un imprenditore accusato di essere una figura di spicco della ’ndrangheta: avrebbe imposto alle ditte per gli appalti la fornitura di materiali

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TERRICCIOLA. Dal sequestro di giugno alla confisca in poco più di sei mesi. Il destinatario di un provvedimento che colpisce un patrimonio di circa 800mila euro è un imprenditore originario della provincia di Catanzaro accusato di essere un esponente di peso della ’ndrangheta in Toscana.

Si chiama Domenico Vitale, ha 52 anni e vive a Terricciola.

La scelta di mettere radici nella provincia pisana è stata voluta. Quella di finire negli anni Novanta nel carcere di Volterra no. Dopo aver scontato 22 anni per la strage di Guardavalle (tre omicidi nel Catanzarese, ndr) , avvenuta nell’agosto del 1991, Vitale si è stabilito con la famiglia nel Pisano.

Lo accusano da anni di essere un elemento di spicco della cosca Gallace. E anche di aver utilizzato i suoi trascorsi da boss per imporre condizioni negli appalti del movimento terra per i cantieri stradali. Nel curriculum anche un inciampo in un giro di droga dalla Colombia scoperto al porto di Livorno. Ora l’ufficio misure di prevenzione del Tribunale di Firenze, accogliendo la richiesta della Dda, ha disposto a carico di Vitale la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per 3 anni e 6 mesi. Ma quello che fa più male è la confisca dei beni. L’elenco comprende una società agricola e il relativo compendio aziendale, sei immobili a Terricciola, quattro tra auto, moto veicoli e mezzi agricoli, nove conti correnti per un valore complessivo di circa 800mila euro. La lente sul patrimonio, considerato sproporzionato rispetto ai flussi finanziari in capo all’imprenditore, è stata calata dai carabinieri del Ros di Firenze. E le conseguenze sono adesso i sigilli del Tribunale.

Il provvedimento, impugnabile in Cassazione, ha le sue origine nell’operazione “Geppo/Calatruria” dell’aprile 2021 che portò all’arresto di 17 persone. Le accuse erano di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione, illecita concorrenza con violenza e minaccia, sub-appalto irregolare, ma anche associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, favoreggiamento personale. Reati aggravati sia dal metodo mafioso che dall’avere agevolato la “cosca Gallace” di Guardavalle. Il cui rappresentante in zona è ritenuto l’imprenditore ora colpito dalla confisca. In un intreccio che mette insieme traffico internazionale di cocaina (191 kg sequestrati dai carabinieri a Livorno) e appalti ottenuti con le minacce, nella storia recente di Vitale fa capolino anche nell’inchiesta sul “Keu”, lo scarto delle concerie utilizzato nei riempimenti stradali.

La tesi della Dda è che Vitale si sia mosso, per conto di alcuni ditte conniventi con il sistema illegale, per imporre a diversi imprenditori e tecnici pubblici la fornitura di materiale per i lavori da eseguire in un importante cantiere dall’appalto milionario. Sarebbero i lotti IV e V della Srt 429 “Val d’Elsa”, nel tratto Empoli-Castelfiorentino.

Per la Procura antimafia le aziende toscane colluse avevano interesse a farsi “rappresentare” da Vitale e da un altro calabrese. L’aggiudicazione degli appalti, quasi in regime di monopolio, «sarebbe stata possibile grazie alla presenza di due grossi esponenti della criminalità calabrese, operanti in Toscana nel Valdarno da epoca risalente, che non si limitano a dare il proprio benestare ma altresì influiscono, con la forza intimidatrice della organizzazione criminale di appartenenza, in modo da determinare equilibri che fuoriescono da quelli normali del libero mercato, secondo una logica non concorrenziale bensì impositiva e di assoggettamento».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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