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Pochi dottori, centralini in tilt e tante proteste. «Così si finisce per intasare il pronto soccorso»
Disagi a Marti: «Situazione difficile per tutti, particolarmente penalizzati gli anziani»
MONTOPOLI. Farsi assegnare un nuovo medico di famiglia dopo che il proprio è andato in pensione è veramente semplice. Più complicato è riuscire a parlarci, così come ottenere un appuntamento in tempi rapidi. Una piccola odissea, perché i pazienti sono sempre gli stessi ma i medici di base sono sempre di meno. È quanto sta accadendo nei Comuni del Valdarno, dove i medici arrivati a fine carriera sono stati rimpiazzati solo in parte.
A farne le spese in questo inizio di 2023 è stato soprattutto il Comune di Montopoli, dove il 31 dicembre scorso hanno lasciato in un colpo solo i dottori Riccardo Rinaldi e Massimo Tesi, che inutilmente aveva chiesto all’Asl Toscana Centro una proroga di un anno, senza dimenticare il dottor Luciano Caciagli che era andato in pensione alla fine del 2021.
Al loro posto sono arrivati il medico Alessandro Muccignat e il dottor Luigi Bellagamba, assegnato in via temporanea come sostituito provvisorio di Rinaldi. Due al posto di tre dunque, con un bilancio in negativo che alla fine ricade sulla qualità e la tempestività del servizio. «Qui c’è un paese intero in rivolta» esordisce Simonetta Freschi di Marti, facendosi portavoce delle proteste di tanti pazienti della frazione, quasi tutti seguiti fino al 31 dicembre dal dottor Tesi, «anche se il problema in realtà riguarda tutto il Comune di Montopoli».
«La difficoltà non è prendere un nuovo medico – spiega la donna – ma riuscire a parlarci, perché essendo in pochi i medici non possono rispondere a tutti sul cellulare, a meno che non si tratti di un’emergenza. Di conseguenza dobbiamo chiamare i centralini che sono sempre occupati, con lunghe attese che spesso si concludono in un nulla di fatto perché dopo 40 minuti la linea cade». Ci sono medici che si appoggiano addirittura a centralini con sede fuori regione, mentre per parlare o fissare un appuntamento con gli ultimi arrivati, Muccignat e Bellagamba, è necessario contattare il centralino degli ambulatori di via Mattei a Capanne, nei locali della Pubblica Assistenza. «Ci sono due segretarie ma il centralino è intasato – riprende Freschi –: la linea è sempre occupata e le attese arrivano spesso al limite dei 40 minuti. Capita di frequente che qualcuno vada sul posto a protestate, ma loro rispondono che non possono farci niente e purtroppo hanno ragione». La difficoltà riguarda soprattutto i pazienti che hanno bisogno di chiedere una ricetta o fissare un appuntamento per farsi visitare. «Ma non è semplice perché i medici non ce la fanno a visitare tutti – aggiunge la donna – e allora chi ha un bisogno urgente finisce per andare ad intasare i pronto soccorso. Tante volte poi ti senti rispondere che basta una mail: io ho imparato ad usarla, ma un ottantenne come fa? Con i tanti anziani che ci sono a Marti e in generale nel comune non si può pensare di risolvere tutto con la posta elettronica».
Il risultato è che sempre più spesso, nella scelta del nuovo medico, più delle capacità i cittadini cerchino piuttosto la disponibilità a rispondere. Da qui l’appello rivolto ai vertici della Asl, «perché vogliamo si rendano conto – conclude la donna - dei disagi enormi che questa situazione sta arrecando alla popolazione».
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