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Violentò la figlia di 8 anni operaio portato al Don Bosco
Per un 50enne la pena di dieci anni di carcere è diventata definitiva Le intercettazioni: «Sarà successo sì e no tre volte, mi sono vergognato»
SAN MINIATO. Quando i poliziotti hanno bussato alla porta aveva già capito cosa lo aspettava. In mano gli agenti della sezione catturandi della squadra mobile avevano un ordine di carcerazione per una pena diventata definitiva: 10 anni di carcere per aver violentato una figlia che all’epoca aveva 8 anni e maltrattato la moglie e un altro figlio.
L’operaio 50enne, italiano, già residente in Valdera e da tempo trasferito nel comprensorio del Cuoio, dopo un passaggio in questura è stato portato al Don Bosco. Sapeva che il giorno in cui avrebbe dovuto varcare la soglia di una cella sarebbe arrivato. Condannato in primo grado nel 2019 (il pm aveva chiesto 14 anni) , la pena è rimasta invariata nei successivi gradi di giudizio. Era solo questione di giorni. A corredo della condanna ci sono anche le pene accessorie, tra cui la perdita in perpetuo della patria potestà, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dall’esercizio di tutela e curatela.
Le frasi choc
È stato un processo con un carico di dolore come pochi se ne sono visti in provincia. In una delle intercettazioni, tra quelle fatte sentire in aula, si sentiva l’operaio parlare da solo in auto. Sembrava in preda a un tormento: «Sarà successo sì e no tre volte. E almeno in due occasioni dopo mi sono vergognato». Erano le volte in cui avrebbe abusato della figlia.
L’indagine
L’inchiesta era nata nel 2017 da una segnalazione dei servizi sociali. La bimba aveva confidato alle operatrici le attenzioni che le rivolgeva il papà. Le indagini a quel punto erano state affidate alla sezione che si occupa dei reati «contro la persona, in danno di minori e reati sessuali» della squadra mobile composta da Sandra Orsini, Lara Danero e Tiziana Varaldo. Le intercettazioni ambientali erano state significative come riscontro alle denunce. Un calvario familiare durato dal 2010 al 2016. Poi il processo e la condanna per violenza sessuale aggravata sulla figlia e maltrattamenti e lesioni personali anche contro la moglie e l’altro figlio.
Il processo
Moglie e figli si erano costituiti parte civile con l’avvocato Marianna Lupoli. L’imputato era difeso dalle avvocate Simona Volpi e Daniela Vitale. Prima della sentenza aveva preso la parola per ribadire la sua innocenza sostenendo che le accuse erano inventate per colpirlo in un contesto di separazione difficile. Dopo la condanna l’avvocato Lupoli dichiarò al Tirreno: «L’ex moglie è soddisfatta. Per lei e i figli è un punto di partenza dal quale ricostruire una nuova vita. È importante anche per la ragazza. Tradita nella fiducia dal padre che avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento e un esempio, ma con la sentenza creduta da altri adulti. Ora anche lei ricomincia a vivere». E il padre orco inizia a scontare i 10 anni di carcere inflitti per averla abusata.
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