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Condannato per la testata all’arbitro dovrà sborsare oltre 15mila euro
In seguito all’aggressione il “fischietto” decise di chiudere la carriera
BUTI. Quella testata ricevuta dopo le offese sputate in campo da un giocatore, non solo lo mise ko a livello fisico per settimane, costringendolo a subire interventi al naso. La psicosi che potesse succedere di nuovo lo convinse ad abbandonare la carriera arbitrale a cui aveva dedicato energie e speranze. Aveva 21 anni e la passione per il calcio venne declinata nel ruolo laterale di guardalinee. La dicitura eufemistica è assistente arbitrale. Non era quello a cui aspirava il 30enne della sezione arbitri della provincia di Siena che ha fatto causa, vincendola, contro il calciatore che il 3 marzo 2013 a Buti gli ruppe il naso durante la partita Cascine di Buti-Livorno Nord di Prima Categoria. La persona che con quel gesto fece naufragare le sue aspettative sportive. Diego Gori, 30 anni, di Livorno è stato condannato a risarcire l’ex arbitro con una cifra che supera i 15mila euro. Dai danni biologici a quelli patrimoniali e non patrimoniali. Il giudice del Tribunale di Pisa Corinna Beconi ha accolto la richiesta dell’ex arbitro in un processo civile celebrato con la contumacia della controparte. L’effetto scatenante della reazione violenta di Gori fu l’espulsione decisa dal fischietto senese quando il numero 9 della squadra livornese «dopo la decisione di accordare una rimessa laterale, si era rivolto all’arbitro dicendo “ti sei rinc..., perché c... non fischi” e mentre usciva dal campo si girava verso l’arbitro e lo colpiva con una violenta testata nel naso, facendolo arretrare e causando dolore e sanguinamento». Gara sospesa e trasferimento in ambulanza al pronto soccorso di Pontedera per l’allora 21enne aggredito in quel modo sul campo di gara. Il referto medico: doppia frattura scomposta delle ossa nasali con prognosi di 15 giorni. Seguirono interventi al naso per sistemare i danni provocati dalla testata.
Gori venne squalificato per 5 anni chiudendo la sua attività da tesserato con la scelta di «precludergli la permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc indipendentemente dall’aver scontato o meno la squalifica». Denunciato per lesioni personali aggravate, a carico del 30enne livornese era stato emesso anche un decreto penale da parte della Procura e nel marzo 2018 venne condannato a 6.750 euro di multa, ma non fece opposizione.
Ora la sentenza civile. Scrive il giudice: «Le conseguenze pregiudizievoli sulla vita e la “personalità sportiva” dell’arbitro sono state allegate e confermate dai testi: non solo l’ovvio ritardo nella preparazione atletica e negli allenamenti per i mesi successivi al trauma, ma anche l’insorgere di difficoltà soggettivamente percepite a dirigere gare, fino alla richiesta del passaggio ad assistente arbitrale; queste conseguenze, peculiari al caso concreto, in sostanza l’interruzione di una promettente carriera arbitrale, devono trovare un autonomo risarcimento rispetto a quello riconosciuto per il danno biologico».
Nel conto sono stati inseriti anche i danni patrimoniali e altre voci che formano un risarcimento che va oltre l’aggressione fisica durante la gara, ma ne calcola anche gli effetti collaterali. Tra danni e spese legali, la testata data all’arbitro più di nove anni fa costerà oltre 15mila euro all’ex calciatore livornese che non si è mai fatto vivo né al tempo del procedimento penale e neanche nell’ultimo processo civile. l
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