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Reti e pali per la cattura illegale di uccelli: tre denunciati dai carabinieri forestali

Reti e pali per la cattura illegale di uccelli: tre denunciati dai carabinieri forestali

I bracconieri avevano montato l’impianto nella zona della riserva naturale di Monterufoli. I militari hanno raggiunto la zona camminando per chilometri e calandosi da un monte

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POMARANCE. Scoperto dai carabinieri forestali di Nuclei investigativi di polizia ambientale agroalimentare e forestale (Nipaaf) di Pisa un impianto illegale per la cattura indiscriminata degli uccelli nelle vicinanze della riserva naturale di Monterufoli nel territorio comune di Pomarance. Per questo, tre persone per bracconaggio, maltrattamenti e uccisione di animali.

Secondo quanto spiegato dai militari dell’Arma, l’impianto era costituito da reti per la cosiddetta “uccellagione” di 100 metri quadrati, sorrette da pali in metallo di alti quattro metri e mezzo. Il sistema per catturare abusivamente gli uccelli era stato allestito in una zona di grande pregio ambientale e ricchissima di avifauna, impossibile da raggiungere con mezzi a motore senza essere visti dai bracconieri. In questo contesto, i carabinieri forestali, per evitare di essere notati, hanno dovuto raggiungere la zona percorrendo alcuni chilometri a piedi per poi calarsi dal fianco del monte vicino all’interno di una fitta vegetazione. E una volta arrivati nell’area in cui era stato montato l’impianto, ben nascosto dalle piante e dotato di un richiamo elettroacustico illegale, si sono appostati in attesa dei bracconieri. In base alla ricostruzione fornita dal comando provinciale dell’Arma, pochi minuti dopo l’inizio dell’appostamento, tre uomini hanno raggiunto le reti per prelevare gli uccelli intrappolati. Ma hanno trovato ad attenderli proprio i carabinieri forestali che hanno provveduto a liberare un pettirosso, mentre un regolo purtroppo era già morto.

L’intero impianto è stato demolito e sequestrato insieme a due tordi sasselli utilizzati come richiami e ai richiami elettroacustici illegali. Poi le procedure per la denuncia dei tre bracconieri.

Ma resta il fatto che questo genere di attività sia vietata in tutto il territorio nazionale, costituendo una modalità di bracconaggio particolarmente odiosa proprio per le sue caratteristiche di mezzo di cattura indiscriminato e non selettivo e che comporta, oltre a gravi sofferenze fino alla morte degli uccelli rimasti intrappolati, il depauperamento dell’avifauna selvatica ed un danno alla biodiversità.

In più, in questa vicenda avvenuta nel territorio di Pomarance, c’è una sorta di aggravante, visto che l’impianto per la cattura illegale degli uccelli è stato realizzato in una riserva naturale, dove le persone dovrebbero andare per stare più a contatto con la natura possibile, non per mettere in pratica attività di frodo. l

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