A Pontedera le scuole blindate fermano la Festa delle matricole: il flop tra pattuglie e agenti
Fischietti alla mano, gli universitari hanno provato a “buttare fuori”, ovvero far uscire dalle classi, gli studenti delle superiori. Ma al richiamo gli ex colleghi non hanno riposto con il solito entusiasmo. Ad aspettarli hanno trovato invece uno schieramento di forze dell’ordine
PONTEDERA. «Così è brutto. La festa delle matricole c’è sempre stata. L’anno passato che frequentavamo la quinta superiore eravamo contentissimi di aspettare gli universitari».
Sono stupiti e anche un po’ delusi. Stavolta che tocca a loro vestire i panni di neo iscritti a ingegneria, scienze politiche e lingue, la tradizionale festa delle matricole – sabato 5 novembre -, non è andata proprio come previsto. Gli universitari, già pochi, in tutto meno di quaranta, si sono attenuti al copione goliardico e sono arrivati al villaggio scolastico verso le nove. Fischietti alla mano, hanno provato a “buttare fuori”, ovvero far uscire dalle classi, gli studenti delle scuole. Ma al richiamo gli ex colleghi non hanno riposto con il solito entusiasmo.
Non si è vista l’affluenza delle scorse edizioni. Ad aspettarli hanno trovato invece uno schieramento di forze dell’ordine, con auto dei carabinieri, della polizia e della Municipale dislocate agli accessi dei singoli istituti, un presidio della polizia di stato all’incrocio delle strade vicino all’area parcheggio e agenti in divisa o in abiti borghesi. In scena una ricorrenza sotto tono dove è prevalso il buon senso e ha pesato come un macigno il ricordo delle intrusioni forzate e del parapiglia che si è verificato l’altro anno davanti al cancello e alla porta dell’Itcg Fermi, il relativo avvertimento dei presidi che, tutti d’accordo, avevano preannunciato la collaborazione delle autorità di pubblica sicurezza e, forse ancora di più, il recente episodio del prof che reagisce fisicamente alle provocazioni di un alunno. Di fatto, diverse classi non sono proprio andate a scuola ieri mattina mentre solo i ragazzi del liceo scientifico e classico XXV Aprile hanno seguito il suono dei fischi e si sono lasciati guidare fuori dalle aule.
«Ma non ci sono stati problemi. Anzi una ventina di universitari – racconta il preside Sandro Scapellato – si sono fermati a salutare e a parlare con i loro ex insegnanti. Era lo spirito giusto». Poco più in là, gli studenti dell’Itis Marconi non hanno abbandonato i banchi e hanno svolto regolarmente le lezioni, imitati da quelli del Montale. Gli universitari ci hanno provato intonando cori e sostando davanti al cancello che però non si è mai aperto. «Scendete», urlavano ai ragazzi sconsolati affacciati alle finestre. «Fuori fuori», ma non c’è stato niente da fare. Un gruppetto di universitari si è anche confrontato con gli agenti per ricevere rassicurazioni sulla condotta da seguire. Nessuna conseguenza, ovviamente. La presenza delle forze dell’ordine serviva solo da deterrente.
«Per evitare – spiega Pierluigi Robino, preside dell’Itis Marconi – situazioni problematiche. Non sono avvenute e questo è l’importante. Perché il punto non è tanto che i ragazzi non siano usciti da scuola ma è stato scongiurare la degenerazione dell’anno passato, ad opera, fra l’altro, non di universitari».
Tanti studenti delle superiori non erano neppure presenti. L’Ipsia Pacinotti era chiuso. Giorno di vacanza programmato ad hoc dal consiglio d’istituto e anche diverse classi dell’Itcg Fermi hanno deciso, per fugare ogni dubbio, di prendersela da soli una pausa giornaliera.
«Quelli che sono entrati però – dice il dirigente scolastico Luigi Vittipaldi – sono rimasti con serenità. Sono venuti pure dei genitori a controllare che la mattinata si svolgesse in maniera composta. Abbiamo seguito le regole e inquadrato la questione come si deve, giocando d’anticipo su episodi di baraonda generale che potevano sfociare in aggressività».
Tutti dentro anche gli alunni del Montale trasferiti nella sede di Palazzo Blu in via Mattei. Le porte chiuse all’inizio dei corridoi e le possibili sanzioni disciplinari se fossero usciti dall’edificio hanno scoraggiato i ragazzi.
«Peccato perché non c’erano più neanche le restrizioni della pandemia e non avevamo intenzioni scorrette. Volevamo rivivere l’atmosfera gioiosa della festa», concludono gli universitari.
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