Pillola negata, il ginecologo Srebot durissimo: «Una posizione catto-talebana»
Per il ginecologo la dottoressa, come i medici no-vax, andrebbe radiata. Il dottor Pietro Bottone: «Lo specialista consiglia ma la libertà del medico è totale: può decidere la cura con altri farmaci»
PONTEDERA. «Non possiamo più accettare disinformazione sulla nostra salute sessuale e riproduttiva, vogliamo avere accesso a una sanità pubblica senza subire lo stigma e il giudizio degli obiettori di coscienza».
Sono le parole della piattaforma Obiezione Respinta di Pisa, la prima prendere una posizione in merito alla questione emersa nei giorni scorsi a Santa Maria a Monte, dove una dottoressa, medico di medicina generale, si è rifiutata di prescrivere la pillola anticoncezionale a una sua giovane paziente alla quale la ginecologa aveva diagnosticato ovaio policistico. Un diniego, motivato secondo clausola di coscienza ma anche a partire da una disamina dei possibili rischi, che la dottoressa in questione aveva allargato persino all’impegnativa per le analisi cliniche propedeutiche al prendere la pillola. Un caso che fa discutere e non poco anche all’interno dello stesso mondo medico, intorno ad un tema, l’obiezione di coscienza, sempre più chiamato in ballo anche oltre i confini della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, ed esteso ai limiti del diritto anche a somministrazione di farmaci da parte di farmacisti e, come in questo caso, a prescrizione di medici che si rifiutano. Sul tema, oltre al progetto pisano Obiezione Respinta, legato a Non Una Di Meno, che tramite l’omonimo sito si occupa di mappare su tutto il territorio nazionale medici e farmacie obiettori, è intervenuto anche il noto ginecologo Massimo Srebot, primo a portare a Pontedera un’altra pillola, in quel caso abortiva, la RU486. Che non la manda certo a dire alla dottoressa protagonista di questa vicenda.
«Una persona che ritiene che la pillola non sia da prescrivere per i rischi che comporta, appigliandosi allo “0, 00…” di rischio che essa può comportare, come qualsiasi altro medicinale, è equiparabile ai No Vax e come tali andrebbe buttato fuori dall’Ordine – dice il medico – . Seguendo la medesima filosofia non si dovrebbero prescrivere antibiotici, che possono interferire sulla salute e la vita, ad esempio, di un embrione anche prima della scoperta della gravidanza attraverso gli esami». Posizioni che la dottoressa Laura Mattesini ha chiaramente espresso a Tirreno appena ieri, insieme a motivazioni di ordine morale. «Sono posizioni che definirei “catto-talebane”, che non hanno niente a che fare con i cattolici – scherza Srebot. – Chi espone certe posizioni, ricoprendo un ruolo professionale legato al sapere scientifico, semplicemente si chiude alla scienza e quindi alla sua stessa professione, con la quale è incompatibile». C’è però, come sempre fra medico e paziente, il vincolo della fiducia e della scelta. La ragazza protagonista di questa vicenda, tanto per fare un esempio, ha ricusato il suo medico ed è andata da un altro. Questa libertà, ad esempio, è quella su cui fonda il suo ragionamento Pietro Bottone, dell’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani di Pisa, che ha posizioni più sfumate. «Il medico di famiglia ha la libertà di seguire le indicazioni dello specialista, in questo caso un ginecologo che chiede ulteriori accertamenti, ma anche di non farlo – dice – . L’ovaio policistico, un medico di famiglia, può volerlo curare ad esempio con la metformina. Lo specialista consiglia, ma la libertà del medico è totale. Detto questo, quando si parla di pillola anticoncezionale, si parla di uno dei farmaci più studiati al mondo».
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