Il presidio
Con social network e fantasia tre negozi sfidano crisi e rincari
Clienti anche da fuori città in attività dedicate alle donne
PONTEDERA. Più stile che tendenza, più personalità che conformismo, più genuinità che canone o comunque schema fisso. Ci sono storie che passano per strategie di marketing e pubblicità, ispirate comunque alla semplicità e alla voglia di soddisfare chi compra. Perché ormai il classico negozio non basta più. Il futuro è omni-channel, cioè la gestione sinergica dei vari canali d’interazione tra azienda e clinenti. Un’esperienza di shopping integrata che unisce alla fisicità del titolare e dei prodotti, il cosiddetto e-commerce. Col matrimonio tra off e online in grado di portare vendite, ricavi e clienti non solo da Pontedera ma anche da zone vicine. All’insegna della curiosità, dell’intrattenimento e dell’originalità. E nella città della Vespa ci sono esempi concreti di questo nuovo sistema commerciale.
Col telefono in mano
Nella boutique MariLù in via Roma di Luisa Fronda va in scena la prima tappa dell’acquisto dalle mille possibilità. Si può entrare, vedere la merce per la prima volta e poi scegliere oppure partire già da un’idea. Perché sui social ogni due settimane c’è un intero catalogo di nuove proposte e abbinamenti. «Le persone – racconta Fronda, da sei anni, dopo un decennio trascorso a fare la commessa, proprietaria di un negozio tutto suo – vengono con il telefono in mano, pronte a mostrare il capo che hanno visto sulla pagina Facebook o sull’account Instagram, decise a provarselo». Lo shopping è cambiato e anche la multimedialità fa la sua parte e apre nuovi orizzonti. «Ho tanti ordini online ma la promozione sul web conta soprattutto per incuriosire il cliente. Perché il nostro settore non si basa sull’urgenza e sulla necessità. Noi – aggiunge – non vendiamo un bene alimentare su cui si basa la sussistenza. L’articolo glamour deve piacere, essere accattivante, invogliare. Cambiare i modelli, con servizi fotografici professionali ogni volta che ordiniamo nuova merce è utile per avvicinare la gente. Poi, una volta varcata la soglia del negozio, dipende da me accontentare i consumatori».
Clienti da fuori città
Originalità, impegno, passione e digitale sono gli ingredienti principali di una ricetta che fa crescere il fatturato e contribuisce a rendere nota un’attività al di là dei confini pontederese. «L’80 per cento dei miei clienti – conferma – arriva da fuori città. E il successo vero si raggiunge quando le persone continuano a ritornare e piano piano si affidano ai tuoi suggerimenti. Osano, si buttano, vanno oltre la normalità e si sentono valorizzate. La pubblicità allora passa dai social ma poi si diffonde con il passaparola».
Guerriere di stile
Inventarsi ogni giorno, scommettere sulla grande capacità del web per far sentire agli utenti la propria vicinanza sono anche le vie percorse da Barshò, in piazza Cavour, sempre affollato di clienti fedelissime. Le chiama le sue “guerriere di stile” invece, Sara Pachetti che nel suo negozio di via Guerrazzi, anche in questo caso, qualche passo più in là dal salotto buono dello shopping pontederese, ha un esercito di habitué che non solo frequentano l’attività ma non si perdono una puntata di “bucce di stile”, la sua rubrica virtuale di marketing. È lei stessa, con esuberanza e simpatia contagiosa che indossa o meglio interpreta i maglioni, le gonne, i pantaloni strappando con naturalezza un sorriso e una risata. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le occasioni. «L’idea mi è venuta durante la pandemia quando proposi, sempre online, una raccolta di foto delle mie clienti con indosso il loro abito più bello o con cui si sentivano meglio. È piaciuta talmente tanto – spiega la proprietaria, un po’ modellista un po’ influencer – che la platea si è allargata fino in Brasile. Da allora, ogni giorno mi affaccio sui social, ora anche su TikTok e in base al target di riferimento, cambio linguaggio e parlo, con spensieratezza, di abbigliamento. Perché questo mondo sembra frivolo ma può essere uno strumento che libera le persone dai paletti sociali».
In carne e ossa
Sara Pachetti, che ha studiato moda e lavorato a Milano, che dai tre anni fino all’adolescenza ha passato i pomeriggi nella fabbrica di maglieria della nonna e cuce ancora con la macchina a pedali della bisnonna, vuol stroncare gli stereotipi e avvicina le signore di tutte le età. Dal virtuale al bazar reale è un attimo. «Online mi seguono in molti ma è quando si presentano in carne e ossa in negozio che raccolgo i frutti di quello che semino. I capi vanno scelti uno per uno e le persone devono stare a proprio agio in quello che portano a casa, vive e forti», conclude l’imprenditrice di via Guerrazzi.
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