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Pontedera

La grande opera

A Fornacette rinasce lo storico velodromo e un diventa Museo della Bicicletta

di Paolo Falconi

	Il velodromo di Fornacette "trasformato" nel Museo della Bicicletta (Foto di Franco Silvi)
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Il velodromo di Fornacette "trasformato" nel Museo della Bicicletta (Foto di Franco Silvi)

Sabato 29 ottobre si inaugura l’area a disposizione del paese che prevede un centro polifunzionale e uno spazio per l’arte

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CALCINAIA. Il velodromo di Fornacette torna in… pista. Non plasticamente ma idealmente, con la inaugurazione del Museo della bicicletta intitolato a Manolo Baggiani, storico presidente della polisportiva Nevilio Casarosa, e del Centro polifunzionale “Velodromo” con l’intitolazione a Carlo Orsini dell’area verde che circonda la struttura di fronte alla quale ci saranno installazioni artistiche. L’inaugurazione sarà sabato 29 ottobre dalle 15. Sono annunciati Francesco Moser, 273 vittorie su strada da professionista a tutt'oggi il ciclista italiano col maggior numero di successi; Marco Villa commissario tecnico unico della nazionale italiana di ciclismo su pista che nell'ultimo periodo ha fatto incetta di titoli; Dario Broccardo, ex pistard e poi tecnico vincente; Silvio Martinello, ex ciclista su strada e pistard, cinque volte iridato e campione olimpico ad Atlanta 1996, oggi commentatore Rai.

È un segno, oltre al già presente monumento a Coppi, una testimonianza che ricordi la storia di ciò che è stato il velodromo Nevilio Casarosa. Un impegno dell’amministrazione comunale.

Intanto lunedì 24 ottobre l’evento è stato presentato in una conferenza stampa in municipio a Calcinaia dove il sindaco Cristiano Alderigi ha ricordato l’idea di realizzare il museo condivisa dalle amministrazioni che si sono avvicendate negli ultimi 15 anni. «Son cambiati i modi di usare la bici, ma non si è affievolito l’impegno. Il museo sarà uno spazio vivo».

Marta Perini, presidente dell’associazione Manolo Baggiani, ha ricordato come «nei tempi d’oro fosse riconosciuta agli organizzatori la loro caparbietà, e la bicicletta non solo fosse un modo di far sport ma un mezzo di spostamento e collegamento».

Un modo di onorare e ricordare quel velodromo, custodirne la memoria, anche in un momento in cui dalla pista arrivano allori mondiali sia al maschile che al femminile, nato nel 1932 quando molti giovani appassionati, guidati da Ferdinando Orsini, alla sera e dopo la faticosa giornata di lavoro, con le carriole e alla luce delle lampade a petrolio, realizzano il primo anello in terra battuta di 297 metri. Da allora fu un crescendo di attività con i più grandi campioni del tempo: Costante Girardengo, Learco Guerra, Pietrino Linari, il cascinese Ettore Meini e il pontederese Cesare Del Cangia, Belloni, Bottecchia e tanti stranieri. Fino al Campionissimo Fausto Coppi che, era l’estate del 1948, vi corre con il fratello Serse, e poi torna ancora nel 1953 con la maglia di campione del mondo e nel 1959, sei mesi prima della morte, in una riunione notturna con anche Carlesi, che richiamò ottomila appassionati intorno all’anello di Fornacette.

In prima fila quel Manolo Baggiani che sarà presidente della polisportiva Nevilio Casarosa dal 1952 per oltre un trentennio, scomparso il 5 luglio 1993 a 80 anni. E che oggi è omaggiato nel ricordo con il museo della bicicletta in uno spicchio di quella che fu la pista: non sarà il museo del ciclismo della Madonna del Ghisallo ma è pur sempre un modo per onorare chi per la bici ha sacrificato tante giornate. Sempre Marta Perini ha ricordato come il velodromo fosse «il centro di una serie di attività sportive, di svago e di divertimento» con il vicepresidente della polisportiva Casarosa, Marco Terreni. Mentre l’autore della parte artistica monumentale dell’area, Stefano Stacchini, ha sottolineato come «gli spazi non devono essere museali ma aree di vita per la collettività. Ci sono solo due segni d’arte: uno spazio esterno che affianca una pianta che fu dell’anello, e cinque portali di ciclisti quasi fossero dei frame. A terra un brandello “di muro” a ricordare la pista.

Andrea Mastroberti della MB Publicitas, si è detto onorato di essere media partner, mentre il collega Roberto Sardelli, introducendo Silvio Martinello, ne ha ricordato le imprese su pista. «Quel velodromo – ha poi detto il campione – l’ho frequentato in età giovanile, ed era un impianto impegnativo. La pendenza delle curve era ardita». E ha auspicato di approfittare del momento di successi in pista per avere continuità.




 

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