Il Tirreno

Pontedera

“Maestri” imputati per i bimbi maltrattati alla scuola coranica

Pietro Barghigiani
“Maestri” imputati per i bimbi maltrattati alla scuola coranica

Bacchettate e chiusure in uno sgabuzzino per chi non si impegnava La Procura chiede il processo per un “insegnante” e due collaboratori

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SANTA CROCE SULL'ARNO.  A distanza di tre anni dagli arresti la Procura chiede il rinvio a giudizio di un “maestro” e due collaboratori di una scuola coranica per ragazzi. L’accusa è di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla minore età e dall’affidamento in custodia dei minorenni.

La posizione più delicata è quella dell’“insegnante” Serigne Diop, 46 anni, senegalese, le cui punizioni corporali, riprese dalle telecamere piazzate dalla polizia, oscillavano dalle bacchettate su mani e gambe alla chiusura in uno sgabuzzino degli alunni ritenuti poco attenti o di scarso apprendimento.

Chiesto il processo (pm Flavia Alemi) anche per i due “lettori” del Corano Gaye, 26 anni, e Ndiaye, 23, il cui ruolo nelle contestazioni ha un carico meno pesante a livello di castighi fisici. Per loro si ipotizza un concorso di colpa per non aver impedito le botte e per averle tollerate in diverse occasioni

A breve è in programma l’udienza preliminare davanti al gup per esaminare la richiesta dell’accusa nei confronti dei tre imputati assistiti dagli avvocati Antonella Antonelli, Enrico Roccasalvo e Alessio Righini.

Nel corso dell’incidente probatorio tutti i ragazzini sentiti dichiararono di non aver mai subìto punizioni corporali. Racconti su cui si allungava il sospetto di una pressione familiare per disinnescare quello che era evidente nelle sequenze agli atti. I video che precedettero il blitz della squadra mobile della questura raccontavano altro. Il “maestro” Diop in particolare viene ripreso mentre percuote con una bacchetta di 40 cm gli scolari considerati poco diligenti. E anche nel momento in cui a forza li chiude in uno stanzino.

Secondo la Procura con responsabilità diverse, i tre avrebbero maltrattato minori di età compresa tra i 7 e i 17 anni, a loro affidati in orario extrascolastico perché ne curassero l’educazione religiosa attraverso l’insegnamento dei precetti islamici.

Da tempo nella scuola di Corano il “maestro” aveva creato un clima piuttosto rigoroso, arrivando a percuotere con delle stecche gli allievi che si dimostravano distratti alle lezioni e agli indottrinamenti della religione islamica.

Nel giugno 2019 la polizia fece irruzione nella scuola coranica in via Michelangelo, da tempo dismessa, rilevando una situazione che «andava ben oltre l’intenzione di correggere intemperanze comportamentali o errori di dizione dei giovani allievi, e si traduceva frequentemente in aggressioni gratuite e ingiustificate, oltre ad aver ridotto i piccoli frequentatori del centro in una perenne condizione di soggezione psicologica»




 

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