Il presidio
Geotermia, arriva un nuovo permesso di ricerca dalla Regione: ma è scontro con la sindaca
Il permesso di ricerca si chiama Macie e dovrebbe ricadere nell’omonima zona dove esiste, in effetti, via delle Macie, un podere che porta lo stesso nome, oltre alla sede della ditta edile Granchi
POMARANCE. Un’altra richiesta di permesso per esplorare il sottosuolo alla ricerca di fluidi geotermici bolle nel pentolone della Valdicecina. Questa volta la proposta fatta dalla società Gesto alla Regione Toscana riguarda un’area a tre chilometri a Nord di Pomarance. Il permesso di ricerca si chiama Macie e dovrebbe ricadere nell’omonima zona dove esiste, in effetti, via delle Macie, un podere che porta lo stesso nome, oltre alla sede della ditta edile Granchi che si trova proprio in località pian delle Macie. Per ora la Gesto Italia di Bolzano, ha fatto presentato la richiesta di avvio del procedimento al settore Valutazione impatto ambientale, Valutazione ambientale strategica (Via-Vas) della Regione.
«Manca ancora la richiesta di autorizzazione al settore miniere della Regione per ottenere l’ok alla perforazione – dice la sindaca di Pomarance, Ilaria Bacci – ma il Comune ha espresso sempre l’assoluta contrarietà durante l’iter della conferenza dei servizi». Il parere espresso nella conferenza dei servizi da parte della Regione Toscana è stato «favorevole con prescrizioni» rispetto a un progetto che è ancora lontano dal potersi considerare in dirittura d’arrivo.
Anche perché, questo tipo di operazioni sono caratterizzate da un lungo iter amministrativo per ottenere il via libera alla ricerca dei fluidi geotermici. Nel caso in cui le perforazioni abbiano esito positivo si passa alla fase successiva per lo sfruttamento del “vapore” con gli impianti veri e propri. Nella documentazione della Regione si leggono tutte le caratteristiche di questa iniziativa, come ne sono state presentate molte altre proprio in Valdicecina. «Il progetto prevede la perforazione, da un’unica postazione, di due pozzi esplorativi (di cui uno deviato) della profondità verticale di circa 3.500 – 4.000 metri ai fini di verificare la presenza di un potenziale serbatoio profondo contenente fluidi geotermici con temperature ipotizzate comprese tra 270 – 300 gradi centigradi, idonei per una successiva coltivazione per la generazione di energia geotermoelettrica», dicono dalla conferenza dei servizi regionale. E ancora: «Il traffico indotto, tanto nella fase di costruzione della postazione che nella fase di perforazione, è stimabile in non più di 10 mezzi giornalieri e non è pertanto in grado di alterare lo stato attuale della qualità dell’aria. L’impatto è del tutto simile a quello conseguente le lavorazioni di cantieri stradali o di operazioni agricole ed è ritenuto non significativo». E sul fronte degli sviluppi socio-economici, nel documento si legge: «Relativamente agli aspetti occupazionali diretti, il proponente precisa che la fase che avrà una maggiore ricaduta sull’occupazione locale sarà quella iniziale, relativa all’allestimento della piazzola di perforazione, durante la quale sarà necessaria manodopera a minor livello di specializzazione facilmente reperibile a livello locale. Diversamente gli effetti occupazionali diretti in fase di realizzazione dei pozzi esplorativi avranno una ricaduta minore sulla filiera locale in quanto le figure professionali coinvolte proverranno da ditte specializzate e le risorse umane saranno difficilmente reperibili nel Comune di Pomarance e in quelli limitrofi. Evidenzia comunque che nel settore geotermico esistono numerose aziende italiane in grado di provvedere alle fasi di “planning and installation” pertanto gli effetti occupazionali saranno comunque significativi su scala nazionale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
