Meteo
I primi 50 anni della tipografia cresciuta a suon d’investimenti
La storia di Sandro Gherardini che progetta il futuro con la figlia Veronica
PECCIOLO. È il 1972, ultimi giorni di giugno. A Peccioli un ragazzino come lui, che ha appena finito le scuole medie, nove volte su dieci ha già un destino scritto. Venire assunto in una delle tante aziende di falegnameria che ci sono nella zona industriale, subito fuori il centro storico. Pochi giorni dopo, però, per uno strano incrocio del destino, Sandro Gherardini entra, invece, in una tipografia. È l’11 luglio. Cinquant’anni dopo, quel ragazzino diventato prima uomo, poi padre di famiglia e oggi imprenditore in grado di innovarsi e, con la figlia Veronica, progettare il futuro della sua attività, è ancora al suo posto. E non ha certo voglia di andare in pensione. «L’ho detto, anche un po’ per scaramanzia visto che qualche acciacco fisico l’ho messo insieme in questi anni. Il mio corteo funebre partirà dalla tipografia, lavorerò qui ancora a lungo. Questi sono miei primi 50 anni di attività e non ho certo intenzione di fare festa».
Idee chiare e tanta passione per il tipografo Gherardini, che deve molto a sua mamma: «Andava tutti martedì in paese al mercato. Era cliente di Ginetta, una bottega in corso Matteotti dove faceva sempre la spessa. Le disse che avevo finito le medie e non avrei continuato gli studi. E Ginetta le rispose che Cesare Casalini, che proprio in corso Matteotti aveva una tipografia, cercava personale». Cesare Casalini è uno dei tanti personaggi storici di Peccioli, un tipo magro e basso di statura. Ma dalla grandissima personalità. «Appena entrai il suo benvenuto fu: “Madonna bimbo come sei lungo!”. Cominciò così la mia avventura da tipografo».
Nei cinque anni di apprendistato Sandro Gherardini impara tante cose. È il più giovane e viene comandato a bacchetta. Ma quando, quasi ventenne, Cesare Casalini inizia ad avere problemi di salute propone proprio a lui di prendere in affitto l’azienda. «Un po’ incosciente accettai e con un altro operaio, due anni più grande di me, partimmo. Era il tempo delle bolle di accompagnamento. Con il lavoro ce la cavavamo, ma ci mancava l’esperienza, specialmente nei rapporti con i clienti, fornitori e nell’amministrazione. Così, nel 1981, andai a Milano alla fiera delle arti grafiche e mi resi conto della nostra arretratezza anche nelle attrezzature. Fu allora che decisi di fare il passo importante. Nel frattempo comprai un piccolo capannone di 200 metri quadrati e subito mi venne voglia di trasferirmi e ammodernare il parco macchine».
Un sabato mattina Gherardini va alla Grafimport di Bologna, un’officina specializzata nell’importazione e revisione di macchine grafiche. Chiede un preventivo per attrezzature moderne, più o meno il costo che Casalini gli chiedeva per le sue. Decide, così, di fare il primo grande debito della sua vita e, all’inizio del 1986, si trasferisce nella nuova sede aprendo la ditta individuale: nasce così Grafitalia, nome con cui ancora oggi gestisce la sua attività. «Lavoravo anche 12 ore al giorno e spesso acquistavo nuove attrezzature. Raddoppiai i metri quadrati acquistando il fondo adiacente e del terreno murativo nella zona industriale della Fila. Non costruii subito il capannone perché avevo dei leasing pesanti su macchine nuove da pagare. Appena possibile lo portai a copertura e pian pianino lo terminai a economia lavorandoci tutti i fine settimana. Finito il capannone, mi venne voglia di andarci a stare. Nel 2008 facemmo il trasloco. In una settimana soltanto: elettricista, elettronico e montatore ci misero in condizioni di stampare».
Le cose vanno nel verso giusto anche se il periodo è di crisi generale profonda. Nel 2009, quindi, Sandro Gherardini decide di aumentare la produttività della tipografia e acquista una Heidelberg Cd 102 cinque colori. «Questa ci permise di entrare in un mercato nuovo, sia italiano che estero. Da lì, negli anni ho integrato ancora nuove attrezzature per ottimizzare internamente le nostre lavorazioni. A oggi lavoriamo in sette persone con decennale esperienza, abbiamo sette gruppi stampa, accoppiatore, pigaincolla, autoplatina per fustellare, fustella a pistone, stampa a caldo, oltre alle attrezzature di base che ogni azienda del settore deve avere. Io? Mi ripeto, ho ancora tanta voglia di andare avanti e, con mia figlia Veronica, stiamo progettando nuovi investimenti per il futuro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
