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Il padre la tocca, lei scatta la foto: «Quello che mi ha fatto fa schifo». L'orrore in provincia di Pisa

Il Pubblico ministero: «Condannate quel papà». E chiede 3 anni e 4 mesi


22 giugno 2022 Pietro Barghigiani


CASCINA. «Quello che mi ha fatto mio padre fa schifo». È una mamma single di due figli, la giovane che in Tribunale conferma le accuse che nel 2017 furono riversate in una querela poi diventata un processo a carico di un 76enne, papà naturale della ragazza a cui non ha mai dato il suo cognome. L’uomo è accusato di violenza sessuale. Nell’udienza di ieri davanti al collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Zucconi e Dini) è stata sentita la parte offesa, la giovane che all’epoca dei fatti aveva da poco compiuto 18 anni. Il pm Lydia Pagnini al termine della sua requisitoria ha chiesto per l’imputato una condanna a 3 anni e 4 mesi.

Il 76enne è difeso dagli avvocati Alberto Marchesi e Rita Perriello. Non ha vissuto facile, la giovane che nonostante l’età ha conosciuto disagi familiari e combattute battaglie per l’affidamento della figlia che una nonna le voleva togliere.

«Non era mia figlia che i servi sociali dovevano togliermi - ha detto la ragazza in aula -. Dovevano all’epoca togliere me dalla famiglia squilibrata in cui mi sono ritrovata. Ora vivo da sola e per i due figli». La teste ha racconta che fin da piccola ha assistito a rapporti sessuali della mamma con l’imputato sia in casa che in auto. «Un giorno eravamo fuori e arrivarono i carabinieri - ha ricordato - . E dissero ai miei genitori sorpresi nudi in macchina: "Ma che state facendo, c’è una bimba qui fuori". Questa è stata la mia infanzia». L’episodio da cui è nato il processo risale all’8 febbraio 2017. Lei è in auto con il papà di ritorno dall’ospedale di Pontedera. Messaggia con la mamma che la sollecita a fare foto se lui continua con le avances da tempo confidate dalla figlia. Lui le mette una mano nelle parti intime. E lei gli fa uno scatto con il cellulare e lo invia alla madre. Per la difesa quel gesto sarebbe stato propiziato dalla figlia per tenderli un tranello e poi calunniarlo. «Disse che le faceva male la pancia e mi chiese di allungare la mano» è la tesi dell’imputato. Due versioni opposte per una sentenza basata sulla credibilità della figlia.

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